Le audience digitali finiscono sotto la lente di Agcom, che con un provvedimento fresco di approvazione prova a rimettere ordine in uno dei terreni più scivolosi del mercato dei media. Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha dato il via libera il 25 marzo (con il voto contrario della Commissaria Elisa Giomi) alla chiusura di un’istruttoria che andava avanti da tempo. Obiettivo: capire come vengono misurati i contenuti diffusi dalle piattaforme online e, soprattutto, stabilire criteri condivisi perché quei numeri siano finalmente confrontabili tra loro.
Perché serve dirlo chiaramente: oggi è un po’ il Far West. Ogni piattaforma, ogni operatore, usa le proprie metodologie per contare visualizzazioni e misurare l’audience dei contenuti digitali. Il risultato? Dati che non parlano la stessa lingua, difficili da mettere a confronto e quasi mai verificabili in modo indipendente. Un problema enorme, specialmente per il mercato pubblicitario, dove i numeri di audience sono il metro con cui si decidono investimenti da milioni di euro. Agcom lo dice senza giri di parole: questa frammentazione espone il sistema a rischi concreti di distorsione e mette in discussione persino la tutela del pluralismo informativo.
AGCOM cambia tutto: ecco i broadcaster coinvolti
L’istruttoria ha tirato dentro praticamente tutti. Broadcaster storici come Rai, Mediaset, Sky e La7. Servizi non lineari come Netflix e Amazon Prime. Piattaforme OTT come Google. Istituti di ricerca del calibro di GFK, Ipsos, Nielsen e Comscore. E poi le associazioni degli investitori pubblicitari: UPA, UNA, IAB. Insomma, l’intero ecosistema si è seduto attorno al tavolo per provare a trovare una quadra.
La soluzione che ne esce è questa: la misurazione dell’audience dei contenuti nati e distribuiti esclusivamente in ambiente digitale verrà affidata ad Audicom, il Joint Industry Committee competente. Le metodologie dovranno rispettare principi chiari di trasparenza, imparzialità, comparabilità e verificabilità. Come riferimento tecnico, Agcom indica lo standard basato su un SDK unico, considerato la strada migliore. Rimane comunque aperta la possibilità di usare sistemi server to server, a patto che rispettino requisiti molto stringenti in termini di tracciamento, audit e controllo indipendente del dato.
Il provvedimento va anche oltre la pura metodologia. Audicom dovrà individuare uno o più soggetti terzi e indipendenti che si occupino di verificare e controllare tutto il processo di misurazione. È previsto pure un aggiornamento dello statuto e della governance dell’organismo, così da garantire una rappresentanza adeguata ai nuovi attori che entreranno nel perimetro delle rilevazioni. Perché il mercato digitale si evolve rapidamente, e le regole devono stare al passo.
