Aggiornamenti firmware progettati per rendere inutilizzabili le cartucce non originali: è una pratica che HP porta avanti da tempo, ma adesso qualcuno ha deciso di alzare la voce in modo piuttosto deciso. L’International Imaging Technology Council (Int’l ITC), organismo internazionale che rappresenta il settore dell’imaging indipendente, ha formalmente denunciato il comportamento del colosso americano. Secondo l’organo, questa strategia violerebbe in modo aperto i criteri del registro EPEAT 2.0, uno strumento di certificazione ambientale riconosciuto a livello globale e utilizzato da governi, enti pubblici e aziende per valutare la sostenibilità dei prodotti tecnologici.
Il punto è semplice, anche se le implicazioni non lo sono affatto. Quando HP rilascia un aggiornamento firmware per le proprie stampanti, in molti casi il risultato è che le cartucce prodotte da terze parti smettono di funzionare. Non si tratta di un effetto collaterale: secondo l’Int’l ITC, è una scelta deliberata. E qui nasce il problema, perché il registro EPEAT 2.0 prevede requisiti specifici sulla compatibilità e sulla possibilità di riutilizzo dei consumabili. Se un produttore impedisce attivamente l’uso di cartucce rigenerate o compatibili, sta di fatto ostacolando pratiche di economia circolare che la certificazione ambientale dovrebbe invece tutelare.
Perché questa denuncia potrebbe cambiare le regole del gioco
La questione non riguarda solo HP, anche se in questo momento è l’azienda finita sotto i riflettori. Il blocco delle cartucce tramite firmware è una pratica diffusa nel settore della stampa, e molti produttori adottano strategie simili per proteggere il proprio ecosistema di consumabili. Il mercato delle cartucce originali vale miliardi di euro ogni anno, e i margini su questi prodotti sono spesso più alti di quelli sulle stampanti stesse. Non è un segreto per nessuno.
Quello che rende questa denuncia potenzialmente dirompente è il legame con la certificazione EPEAT. Molte amministrazioni pubbliche, soprattutto negli Stati Uniti ma anche in Europa, richiedono che i prodotti acquistati rispettino gli standard EPEAT. Se dovesse emergere che HP non rispetta effettivamente quei criteri mentre i suoi prodotti risultano certificati, le conseguenze potrebbero essere significative. Si parla di possibili esclusioni da appalti pubblici, revisioni delle certificazioni e, non ultimo, di un precedente legale che altri operatori del settore guarderebbero con grande attenzione.
Cosa succede adesso
L’Int’l ITC ha chiesto formalmente che vengano verificate le pratiche di HP rispetto ai requisiti EPEAT 2.0. La palla passa ora agli organismi che gestiscono il registro, che dovranno valutare se il firmware distribuito dall’azienda contraddica effettivamente i principi di compatibilità e sostenibilità previsti dalla certificazione. HP dal canto suo ha sempre difeso la propria posizione sostenendo che le cartucce originali garantiscono qualità e sicurezza superiori, ma l’argomento ambientale potrebbe rivelarsi molto più difficile da contrastare rispetto alle dispute commerciali tradizionali.
Il caso è destinato a restare sotto osservazione, perché se l’Int’l ITC dovesse ottenere ragione, il precedente obbligherebbe l’intero settore a riconsiderare il modo in cui vengono gestiti gli aggiornamenti firmware delle stampanti e la compatibilità con le cartucce di terze parti.
