La Sindrome dell’Avana torna a far parlare di sé, e questa volta le rivelazioni che emergono sono particolarmente inquietanti. Ex agenti dell’intelligence americana sostengono che un misterioso dispositivo, ritenuto all’origine di questa controversa condizione neurologica, sarebbe stato testato su animali di grossa taglia dall’esercito statunitense. Ratti e persino pecore sarebbero stati coinvolti in esperimenti destinati a valutare gli effetti di un’arma a energia diretta, capace di provocare sintomi debilitanti senza lasciare tracce visibili.
Per chi non avesse seguito la vicenda negli anni, la Sindrome dell’Avana è il nome dato a una serie di disturbi neurologici gravi. Tra cui vertigini, perdita dell’udito, nausea e problemi cognitivi, tutti comparsi per la prima volta nel 2016 tra il personale diplomatico americano di stanza a Cuba. Da allora, casi simili sono stati segnalati in decine di paesi. Il governo degli Stati Uniti ha a lungo oscillato tra lo scetticismo e l’allarme, senza mai fornire una spiegazione definitiva.
Cosa raccontano gli ex funzionari sui test sugli animali
Secondo le nuove testimonianze raccolte da ex funzionari governativi e presunte fonti legate al mondo dell’intelligence, l’esercito americano avrebbe condotto test riservati per capire se un dispositivo basato su microonde o altre forme di energia potesse replicare i sintomi della Sindrome dell’Avana. Gli esperimenti, stando a queste ricostruzioni, non si sarebbero limitati ai classici test di laboratorio con roditori. Avrebbero invece coinvolto animali di dimensioni molto più significative, come le pecore, proprio per simulare l’effetto su organismi biologicamente più vicini a quello umano.
La questione è esplosiva. Se queste informazioni venissero confermate, significherebbe che almeno una parte dell’apparato militare statunitense ha preso molto sul serio l’ipotesi di un’arma acustica o a microonde. Tanto da investire risorse concrete nella sperimentazione. Fino a oggi, diversi report ufficiali avevano minimizzato o addirittura negato l’esistenza di un dispositivo del genere, attribuendo i sintomi a cause psicogene, fattori ambientali o semplice stress.
Tra sospetti e dubbi ancora aperti
La Sindrome dell’Avana resta uno dei misteri più divisivi nel panorama della sicurezza nazionale americana. Da una parte ci sono centinaia di diplomatici e agenti che riferiscono sintomi reali e documentati. Dall’altra, una comunità scientifica che fatica a trovare un meccanismo fisico coerente con tutte le testimonianze raccolte.
Le nuove rivelazioni complicano ulteriormente il quadro. Esse suggeriscono l’esistenza di un programma sperimentale che sarebbe rimasto nascosto al pubblico e, probabilmente, anche a buona parte del Congresso. Gli ex agenti che hanno deciso di parlare lo avrebbero fatto proprio per sollevare attenzione su quella che considerano una grave mancanza di trasparenza da parte delle istituzioni.
Va detto che al momento non esistono documenti ufficiali declassificati che confermino nel dettaglio questi esperimenti sugli animali. Le fonti restano anonime e le informazioni si basano su testimonianze indirette. Tuttavia, il fatto stesso che figure con un passato nell’intelligence decidano di esporsi pubblicamente indica che il dibattito sulla Sindrome dell’Avana è tutt’altro che chiuso. E che dietro i corridoi di Washington qualcuno continua a cercare risposte che, evidentemente, non sono ancora arrivate dove dovrebbero.
