La rigenerazione cardiaca dopo un infarto è uno degli obiettivi più ambiziosi della medicina moderna. Quando il cuore subisce un danno ischemico, il problema non si esaurisce con la riapertura dell’arteria bloccata. Il tessuto danneggiato, se non riesce a ripararsi in modo adeguato, viene sostituito da una cicatrice fibrosa che compromette la capacità contrattile del muscolo cardiaco. Il risultato, nei casi peggiori, è l’evoluzione verso uno scompenso cardiaco. Proprio per questo, trovare un modo efficace di far recuperare il cuore dopo l’evento acuto resta una priorità assoluta per la ricerca.
Uno studio appena pubblicato sulla rivista Science propone un approccio davvero interessante: stimolare la rigenerazione cardiaca attraverso un aumento temporaneo dei livelli di un ormone chiamato peptide natriuretico atriale, noto con la sigla ANP. Si tratta di una sostanza che il corpo già produce naturalmente, ma che risulta molto più abbondante nei neonati. E proprio nei neonati, questo ormone sembra giocare un ruolo chiave nello sviluppo e nella riparazione del cuore.
Come funziona la tecnologia a RNA auto amplificante
Per far salire i livelli di ANP nel cuore danneggiato, il gruppo di ricerca ha utilizzato una tecnologia basata su RNA auto amplificante, abbreviato in saRNA. Chi ha familiarità con i vaccini per il Covid 19 riconoscerà una parentela con l’mRNA: il principio è simile, ma il saRNA ha una marcia in più. Non si limita a codificare una proteina, riesce anche a replicarsi all’interno delle cellule, prolungando la produzione della proteina desiderata fino a circa quattro settimane. Di fatto, una singola iniezione trasforma il muscolo cardiaco in una sorta di fabbrica biologica di proANP, che viene poi rilasciato nel sangue e convertito in ANP a livello del cuore stesso.
Nei modelli sperimentali, sia su topi che su suini, questa singola iniezione di saRNA nel miocardio ha prodotto un effetto positivo misurabile sulla riparazione del tessuto cardiaco. L’aumento di ANP ha favorito la rigenerazione cardiaca in modo significativo, aprendo una prospettiva che fino a poco tempo fa sembrava relegata alla teoria.
Lo studio va avanti ma serve cautela
Prima di entusiasmarsi troppo, però, è bene tenere i piedi per terra. Il trattamento non è stato ancora testato sull’essere umano. Non è chiaro quale sia il dosaggio ottimale, né si conosce con precisione il meccanismo attraverso cui l’ANP migliori concretamente il recupero del miocardio. C’è anche un precedente che invita alla cautela: studi condotti in passato con peptidi natriuretici somministrati a soggetti umani non avevano dato risultati particolarmente incoraggianti.
La differenza, stavolta, potrebbe risiedere proprio nella tecnologia di somministrazione. Dove i tentativi precedenti fallivano, il saRNA offre una produzione prolungata e localizzata della proteina, cosa che l’infusione diretta di peptidi non era in grado di garantire.
