La fusione nucleare torna protagonista in Giappone con una notizia che potrebbe segnare un passaggio importante per tutto il settore energetico. La startup Helical Fusion, nata a Tokyo nel 2021, ha ufficialmente avviato la prima fase del progetto Helix Haruka, un dispositivo dimostrativo integrato che rappresenta il primo passo concreto verso un reattore funzionante. E ora si conosce anche il luogo dove sorgerà l’infrastruttura. Se tutto filerà liscio con le tempistiche previste, i primi test di energizzazione potrebbero arrivare già nel 2027.
Il contesto giapponese è particolarmente interessante. Mentre il paese continua a fare i conti con le conseguenze del disastro di Fukushima, affidandosi a soluzioni robotiche sempre più sofisticate per gestire ciò che resta della vecchia centrale, la ricerca su nuove fonti energetiche non si è mai fermata. Anzi. Ed è proprio da questo scenario che nasce l’urgenza di esplorare strade alternative come la fusione nucleare, una tecnologia che promette energia praticamente illimitata e pulita, anche se ancora tutta da dimostrare su scala industriale.
Chi c’è dietro Helical Fusion e perché è diversa dalle altre
Helical Fusion non è una startup qualunque spuntata dal nulla. Si tratta in realtà di uno spin-off del National Institute for Fusion Science, che è uno dei principali centri pubblici di ricerca sulla fusione in Giappone. Parliamo quindi di decenni di esperienza accumulata in laboratorio, ora trasferiti in un progetto con ambizioni commerciali. Non è poco, considerando quante aziende nel settore partono da zero o quasi.
Ma la differenza più significativa riguarda l’approccio tecnologico. Mentre la maggior parte delle aziende che lavorano sulla fusione nucleare ha scelto il modello tokamak, ormai diventato quasi uno standard nel settore, Helical Fusion ha preso una strada diversa puntando sullo stellarator. Per chi non mastica fisica dei plasmi tutti i giorni, la differenza sostanziale sta nella geometria del campo magnetico usato per confinare il plasma. Il tokamak utilizza una corrente elettrica che scorre nel plasma stesso per mantenerlo stabile, mentre lo stellarator si affida interamente a magneti esterni con una forma molto più complessa. Il vantaggio? Lo stellarator è potenzialmente più stabile nel funzionamento continuo, anche se progettarlo e costruirlo è decisamente più complicato.
Helix Haruka: cosa sappiamo del primo dispositivo dimostrativo
Il progetto Helix Haruka è descritto come il primo dispositivo dimostrativo integrato dell’azienda. Non si tratta ancora di un reattore in grado di produrre energia per la rete elettrica, ma di un passaggio fondamentale per validare la tecnologia su cui Helical Fusion sta lavorando. Il fatto che sia già stata individuata la sede fisica dove costruire l’infrastruttura è un segnale concreto: non si parla più solo di progetti sulla carta.
La data del 2027 per i primi test di energizzazione è ambiziosa, va detto. Nel mondo della fusione nucleare i ritardi sono praticamente la norma, e chiunque segua il settore lo sa bene. Tuttavia, il background scientifico solido alle spalle di Helical Fusion e la scelta dello stellarator, che in Europa ha già un precedente importante con il progetto Wendelstein 7-X in Germania, rendono il progetto quantomeno credibile. Helix Haruka potrebbe diventare un banco di prova decisivo per capire se questa tecnologia alternativa al tokamak ha davvero un futuro nel panorama energetico globale.
