Le app sono destinate a sparire. Non è una provocazione buttata lì per fare rumore, ma la visione concreta di Carl Pei, cofondatore e CEO di Nothing, che durante un’intervista alla conferenza SXSW di Austin ha delineato quello che secondo lui sarà il futuro degli smartphone. Un futuro dove il dispositivo non gira attorno alle applicazioni, ma è governato interamente da agenti AI capaci di agire in autonomia per conto dell’utente.
“Se sei un fondatore o una startup e il valore principale del tuo prodotto sta in un’app, quel modello verrà stravolto, che ti piaccia o no”, ha dichiarato Pei. Non è nemmeno la prima volta che ne parla. Questa visione di un dispositivo costruito attorno all’intelligenza artificiale ha già contribuito a far chiudere a Nothing un round di finanziamento Serie C da circa 185 milioni di euro lo scorso anno. All’epoca, l’azienda proponeva l’idea di uno smartphone di nuova concezione, basato su AI e tecnologie di personalizzazione talmente accurate da rendere superfluo il bisogno di controllare manualmente cosa avesse fatto il sistema al posto nostro.
Dall’esecuzione di comandi alla comprensione delle intenzioni
Carl Pei ha spiegato che il percorso verso questo tipo di dispositivo passa attraverso diversi stadi. Il primo, che alcune aziende stanno già testando, prevede un’AI capace di eseguire un comando specifico, tipo prenotare un volo o un hotel. Roba che Pei ha liquidato senza troppi complimenti come “super noiosa”. Il passaggio davvero interessante, secondo lui, arriva quando l’intelligenza artificiale inizia a comprendere le intenzioni a lungo termine di chi usa il telefono. Se una persona vuole migliorare la propria salute, per esempio, il dispositivo potrebbe suggerire azioni mirate senza che nessuno gliele chieda esplicitamente.
“Diventa ancora più potente quando il sistema inizia a proporti cose in autonomia. Non devi più inventarti un’idea tu… quando il sistema ti conosce abbastanza bene, tirerà fuori suggerimenti che non sapevi nemmeno di volere”, ha spiegato Pei, paragonando il concetto alla funzione memoria di ChatGPT.
Vent’anni senza un vero cambiamento nell’esperienza d’uso
Quello che frustra particolarmente Carl Pei è che l’esperienza d’uso degli smartphone non è cambiata quasi per nulla negli ultimi vent’anni. Schermate di blocco, home screen, icone delle app, store per scaricarne altre. “Se ci pensi bene, il modo in cui usiamo i telefoni è ancora molto simile a quello dei vecchi Palm Pilot e PDA”, ha detto.
Ha fatto un esempio concreto e piuttosto efficace: prendere un caffè con qualcuno. Un’intenzione semplicissima che oggi richiede di passare attraverso almeno quattro app diverse, tra messaggistica, mappe, Uber e calendario. “Il futuro degli smartphone o dei sistemi operativi dovrebbe essere semplicemente: ti conosco bene, so cosa vuoi fare e lo faccio al posto tuo.”
Questo significa anche ripensare completamente l’interfaccia. Non più schermate pensate per essere navigate da esseri umani, ma interfacce progettate per essere usate dall’agente AI. Pei ha precisato che le app non spariranno dall’oggi al domani. Il sistema operativo di Nothing, tra l’altro, permette già oggi agli utenti di creare mini app personalizzate tramite il cosiddetto “vibe coding”. Ma nel lungo periodo, l’AI dovrà poter interagire con i servizi in modo fluido, senza simulare il tocco umano su menu e pulsanti. “Il futuro non è un agente che usa un’interfaccia pensata per gli umani. Serve creare un’interfaccia pensata per l’agente. Questo è l’approccio davvero a prova di futuro”, ha concluso Pei.
