Quando si parla di missioni oltre l’orbita terrestre, uno degli ostacoli più seri riguarda la sicurezza degli astronauti. Lontano dalla protezione naturale del pianeta, lo spazio espone gli equipaggi a condizioni estremamente dure, tra cui la presenza costante dei raggi cosmici. Proprio per comprendere meglio questo fenomeno, in Europa è stato avviato un progetto che potrebbe cambiare il modo in cui si studiano i rischi delle missioni nello spazio profondo.
Un gruppo internazionale di ricercatori ha infatti realizzato il primo simulatore europeo capace di riprodurre sulla Terra le condizioni dei raggi cosmici galattici. Il progetto è stato sviluppato con il supporto dell’Agenzia spaziale europeapresso il centro di ricerca GSI Helmholtz di Darmstadt, in Germania. Si tratta di uno strumento pensato per ricreare in laboratorio l’ambiente radiativo che si incontrerebbe durante viaggi verso destinazioni come la Luna o Marte.
Perché i raggi cosmici rappresentano un rischio
Una volta superata la protezione del campo magnetico terrestre, gli astronauti restano esposti a particelle estremamente energetiche che attraversano lo spazio interstellare. Tra queste si trovano soprattutto protoni e nuclei di elio, ma anche particelle più pesanti con livelli di energia molto elevati.
Il problema è che queste particelle hanno la capacità di attraversare i materiali e interagire direttamente con gli organismi viventi. L’esposizione prolungata ai raggi cosmici può aumentare il rischio di tumori, causare danni cellulari e avere effetti sul sistema nervoso centrale. Anche l’elettronica delle navicelle può subire conseguenze importanti a causa di queste radiazioni.
Il nuovo simulatore europeo
Gli studi sulle schermature per i veicoli spaziali sono già in corso da anni, ma esiste una difficoltà significativa. Quando le particelle cosmiche colpiscono la struttura di un’astronave, possono generare neutroni e altri frammenti secondari che finiscono per aumentare ulteriormente l’esposizione alle radiazioni.
Il nuovo sistema sviluppato a Darmstadt consente di ricreare queste condizioni sfruttando fasci di ioni ad alta energia prodotti dagli acceleratori del complesso FAIR. Il campo di radiazione ottenuto risulta molto simile a quello che si troverebbe all’interno di un habitat spaziale con schermatura leggera.
Secondo quanto emerso dalle prime analisi, i risultati mostrano una buona corrispondenza con i dati raccolti durante le missioni spaziali. Fino ad oggi una tecnologia simile era disponibile solo negli Stati Uniti. La presenza di una struttura analoga in Europa potrebbe accelerare gli studi biologici sulle radiazioni e contribuire allo sviluppo di veicoli spaziali più sicuri per le missioni future.
