Quando si parla della generazione 32-bit dei videogiochi, la memoria corre quasi sempre a due protagoniste assolute: PlayStation e Sega Saturn. Eppure quella fase del mercato, a metà degli anni ’90, era molto più affollata di quanto si ricordi oggi.
In quel periodo l’industria stava attraversando una trasformazione importante. I giochi iniziavano a puntare sempre di più sulla grafica tridimensionale. Nel frattempo il CD-ROM stava sostituendo progressivamente le cartucce. Molte aziende provarono a ritagliarsi uno spazio in questo nuovo scenario, lanciando console che però non riuscirono mai a raggiungere il successo dei modelli più famosi.
Le console 32-bit che pochi ricordano
Una delle prime macchine a entrare in questa nuova fase fu FM Towns Marty, una console giapponese arrivata nei primi anni ’90. Era basata su hardware derivato da computer domestici e fu tra i primi sistemi a puntare con decisione sui giochi distribuiti su CD. Nonostante l’idea fosse interessante, la diffusione rimase limitata soprattutto al mercato giapponese.
Un altro progetto ambizioso fu 3DO, una piattaforma sviluppata con l’idea di essere prodotta da più aziende hardware. Panasonic fu uno dei marchi principali a portarla nei negozi. La console offriva prestazioni interessanti per l’epoca, ma il prezzo di lancio era molto alto e questo frenò rapidamente la sua diffusione.
Anche Amiga CD32 rappresentò un tentativo curioso. Basata sulla tecnologia dei computer Amiga, cercava di portare quell’ecosistema nel salotto di casa in formato console. L’hardware era valido, ma il progetto arrivò in un momento complicato per l’azienda che lo produceva e non riuscì a conquistare una fetta significativa di mercato.
Poi c’era PC-FX, una console giapponese progettata con una filosofia piuttosto diversa rispetto alle concorrenti. Il sistema era più orientato verso giochi basati su video e animazioni, una scelta che lo rese meno adatto alla nuova ondata di titoli tridimensionali che stava prendendo piede in quel periodo.
Una generazione piena di esperimenti
Gli anni della transizione ai 32-bit furono uno dei momenti più sperimentali nella storia dei videogiochi. Le aziende cercavano di capire quale direzione avrebbe preso il mercato e molti progetti nacquero proprio da questo clima di sperimentazione.
Non tutte le idee funzionavano. Alcune console arrivarono troppo presto, altre troppo tardi, altre ancora non riuscirono a trovare il giusto equilibrio tra prezzo, potenza e catalogo di giochi.
Alla fine la storia ha premiato soprattutto poche versioni, mentre molte altre sono rimaste ai margini. Eppure proprio queste console meno conosciute raccontano bene quanto fosse turbolento e creativo quel periodo dell’industria videoludica.
