La presunta città sommersa al largo di Cuba è tornata prepotentemente al centro delle discussioni online, con migliaia di utenti che rilanciano immagini, teorie e supposizioni su quello che potrebbe essere uno dei ritrovamenti archeologici più clamorosi della storia. Oppure, molto più banalmente, uno scherzo della natura. La verità è che nessuno, ad oggi, ha una risposta definitiva.
Tutto parte dal 2001, quando gli ingegneri navali Paulina Zelitsky e Paul Weinzweig annunciarono di aver individuato qualcosa di molto strano sul fondale marino, al largo della penisola di Guanahacabibes. Utilizzando strumenti sonar ad alta precisione, il team registrò immagini che mostravano formazioni dall’aspetto tutt’altro che casuale: strutture che ricordavano edifici organizzati, enormi blocchi di roccia liscia simili a granito tagliato, forme che evocavano piramidi e persino composizioni circolari difficili da classificare. Il sito si estenderebbe su circa 2 chilometri quadrati, a una profondità di circa 650 metri sotto il livello del mare.
Le parole di Weinzweig, rilasciate al South Florida Sun Sentinel nel 2002, erano piuttosto nette: «Le strutture che abbiamo trovato con il sonar sono semplicemente inspiegabili da un punto di vista geologico. C’è troppa organizzazione, troppa simmetria, troppa ripetizione di forme». Dichiarazioni che, comprensibilmente, fecero il giro del mondo. Alcuni esperti ipotizzarono che le costruzioni potessero risalire a oltre 6.000 anni fa, il che le renderebbe potenzialmente più antiche delle piramidi egizie.
Perché la scienza resta scettica sulla città sommersa al largo di Cuba
Il problema è che dopo quella prima rilevazione, le cose si sono fermate. Le spedizioni successive non si sono mai concretizzate per una combinazione di ostacoli politici e finanziari. E senza nuove indagini, qualsiasi teoria resta sospesa nel vuoto. Il geologo Manuel Iturralde Vinent, tra i più autorevoli ad essersi pronunciato sulla questione, ha ricordato più volte come la natura sia perfettamente in grado di creare formazioni che ingannano anche gli occhi più esperti. Secondo Iturralde, se una città fosse davvero sprofondata a causa di un terremoto, sarebbe molto improbabile ritrovarla in condizioni così definite e ordinate. Il suo punto di vista è stato piuttosto diretto: «Ciò che sembra umano non è necessariamente umano».
Eppure il fascino di questa storia non accenna a diminuire. La struttura sommersa al largo di Cuba continua a popolare forum, social e canali divulgativi, alimentata proprio dall’assenza di risposte certe. La comunità scientifica, dal canto suo, resta divisa. C’è chi chiede nuove esplorazioni con tecnologie aggiornate e chi liquida la faccenda come un caso di pareidolia geologica, cioè la tendenza a riconoscere schemi familiari dove in realtà non esistono.
