Il programma lunare Artemis della NASA è stato raccontato come un lungo percorso fatto di piccoli passi. Prima le missioni dimostrative, poi il ritorno degli astronauti sulla superficie lunare. Infine la costruzione di un’infrastruttura stabile intorno alla Luna. Tutto ciò avrebbe dovuto poggiare su un’evoluzione progressiva del grande razzo governativo americano, lo Space Launch System. Progettato per portare nello spazio la capsula Orion spacecraft. Quel piano, almeno sulla carta, sembrava abbastanza lineare. Con il tempo, però, è diventato evidente che la realtà dei programmi spaziali raramente segue schemi così ordinati. Negli ultimi mesi è emerso, infatti, un cambio di strategia. L’idea originaria prevedeva diverse versioni del razzo. Le prime missioni, da Artemis I fino a Artemis III, avrebbero utilizzato la configurazione Block 1. Equipaggiata con lo stadio superiore chiamato Interim Cryogenic Propulsion Stage.
NASA: cambio di strategia per le missioni Artemis
In una fase successiva sarebbero arrivati aggiornamenti più ambiziosi, con le versioni Block 1B e Block 2, pensate per integrare un nuovo stadio molto più potente, l’Exploration Upper Stage. In altre parole, lo SLS avrebbe dovuto crescere gradualmente, missione dopo missione. Ora però tale percorso sembra destinato a cambiare. L’amministratore della NASA, Jared Isaacman, ha indicato una strategia diversa: invece di continuare a sviluppare più configurazioni dello stesso razzo, l’agenzia starebbe puntando su una soluzione più semplice e standardizzata. Il protagonista di tale ripensamento è il Centaur V, lo stadio superiore costruito da United Launch Alliance per il razzo Vulcan Centaur rocket.
Il Centaur V rappresenta la versione più avanzata di tale tecnologia. È alimentato da due motori RL10 e può contenere circa il doppio del carburante rispetto allo stadio usato nelle prime missioni Artemis. Non è solo una questione di potenza. Anche le dimensioni giocano un ruolo importante: il Centaur V è compatibile con il profilo della capsula Orion e del suo modulo di servizio. Dettagli che riducono la necessità di modifiche strutturali al resto del veicolo.
Ogni cambiamento tecnico in un programma spaziale di queste dimensioni rischia di generare ritardi a cascata, e il calendario di Artemis è già stato ritoccato più volte. Secondo la documentazione comparsa nel sistema federale degli appalti statunitensi, il nuovo stadio dovrebbe essere utilizzato a partire da Artemis IV e Artemis V.
Nel frattempo la prossima missione con equipaggio, Artemis II, rimane invariata e potrebbe partire già nella primavera del 2026. Il resto della tabella di marcia, invece, è stato rimescolato. Artemis III non sarà più il primo allunaggio con astronauti come si pensava inizialmente, ma un volo di prova previsto intorno al 2027. Durante quest’ultimo Orion dovrebbe incontrare uno dei lander sviluppati nel programma Human Landing System, che coinvolge aziende come SpaceX e Blue Origin. Il ritorno effettivo degli esseri umani sulla superficie lunare è quindi slittato a Artemis IV, che la NASA continua a indicare come possibile nel 2028.
