Ormai non possiamo certamente negare che gli Stati di tutto il mondo abbiano riconosciuto all’interno delle piattaforme social e anche dell’intelligenza artificiale e dei rischi concreti, soprattutto per le fasce di età particolarmente vulnerabili, i dati ormai sono lampanti e tutti i governi stanno iniziando a mettere in atto delle politiche di tutela che sono l’emblema di una presa di coscienza evidente.
Oggi torniamo a parlare dell’Australia, dopo il ban dei social network per i minori di 16 anni introdotto in passato, il governo sta passando al vaglio un ulteriore tutela dei minori, questa restrizione infatti potrebbe essere estesa anche ai chatbot IA scaricabili dal Play Store e dall’App Store.
Verifica dell’età oppure addio
Secondo quanto attestato da Reuters, le autorità australiane stanno vagliando l’imposizione ai vari store di applicazioni di bloccare la diffusione di tutti quei software di intelligenze artificiale sprovvisti di un servizio di verifica dell’età, in parole povere entro la scadenza fissata al 9 marzo, tutte queste piattaforme dovranno dotarsi di un sistema efficace per verificare l’età di chi decide di utilizzarli.
Tra l’altro, un portavoce diretto ha affermato che l’ente governativo che regolamenta il tutto utilizzerà tutti i suoi poteri a disposizione in caso di inosservanza di questa normativa, le azioni punitive tra l’altro potrebbero estendersi anche ai vari servizi gatekeeper andando di fatto a coinvolgere anche i motori di ricerca e i vari app store disponibili che forniscono dei veri e propri punti di accesso a queste piattaforme.
Per di più, possiamo notare come su 50 tra i principali servizi testuali di intelligenza artificiale disponibili nella regione, appena nove hanno introdotto o comunicato l’intenzione futura di introdurre un sistema di verifica dell’età, tra i rimanenti invece 11 piattaforme hanno preferito optare per l’inserimento di filtri sui contenuti generati e mostrati a chi utilizza la piattaforma, in ogni caso l’inottemperanza di questa regolamentazione potrebbe esporre le società a sanzioni che possono raggiungere tranquillamente i 49,5 milioni di dollari australiani, al cambio 30 milioni di euro.
