Negli ultimi mesi, il mondo tech sembra ossessionato dal “gioco estremo” dei neuroni. A tal proposito, Doom ora apre le porta al CL1 di Cortical Labs. Si tratta di un computer biologico che viene definito il primo computer biologico programmabile al mondo. Al suo interno, circa 200.000 neuroni umani vivi cresciuti su un microchip si sfidano con i demoni del celebre sparatutto. La bellezza e la stranezza del progetto stanno proprio nella fusione tra “carne” e circuito. I neuroni crescono in laboratorio, ma interagiscono con hardware tradizionale, ricevendo stimoli elettrici e generando risposte in tempo reale. Non è il primo esperimento del genere: in passato, tali neuroni hanno giocato a Pong.
Neuroni umani vivi giocano a Doom tramite CL1: ecco i dettagli
Doom, come spiega il dottor Brett Kagan, è tutt’altra cosa rispetto a Pong. Non ci sono solo palle che rimbalzano su uno schermo, ma ambienti tridimensionali complessi, labirinti intricati, nemici da identificare, armi da usare e spazi da gestire. Ogni livello è un test di adattabilità e di capacità decisionale, e i neuroni del CL1 dovevano imparare a muoversi in tale caos digitale. La soluzione è stata il “Cortical Cloud“, una piattaforma pensata per addestrare i neuroni su compiti sempre più complessi. Permettendo loro di rispondere agli stimoli e adattarsi in tempo reale.
Grazie all’API di Cortical Labs, il ricercatore Sean Cole ha potuto trasformare il flusso video di Doom in stimoli elettrici che “informano” i neuroni su ciò che accade sullo schermo. In risposta, schemi specifici di attivazione generano azioni concrete nel gioco. Il risultato è che le cellule cominciano a distinguere i nemici, reagire agli stimoli e persino a progredire nei livelli. Mostrando una forma di apprendimento orientato all’obiettivo.
Va detto, però, che il CL1 non diventerà un campione di eSport. Le performance sono ancora limitate e il sistema necessita di affinamenti per distinguere in modo affidabile azioni giuste e sbagliate. Il vero successo, ammettono i ricercatori, è la dimostrazione che un’interfaccia bidirezionale tra neuroni vivi e ambiente digitale funziona davvero. Anche nel mondo videoludico di Doom.
