Alcune incisioni scoperte su piccole figure di osso e avorio tornano a cambiare il racconto di come è nata la comunicazione simbolica. Un recente studio sostiene che quelle marcature non fossero semplici decorazioni o graffi casuali, ma pattern coerenti, ripetuti e significativi. La scoperta riguarda alcune statuette attribuite a gruppi di cacciatori e raccoglitori e risale a circa 43.000 anni fa: molto prima di quel che si è sempre pensato rispetto alla nascita della scrittura codificata.
L’articolo apparso su Proceedings of the National Academy of Sciences analizza la regolarità delle incisioni, la loro posizione sulle superfici e la frequenza con cui ricorrono certi motivi. Ne emerge un quadro che non somiglia a un semplice scarabocchio: alcune combinazioni sembrano seguire regole, altre replicano sequenze su più pezzi, come se esistesse un insieme di segni condivisi. Questo non trasforma automaticamente quei segni in lettere, ma apre uno spazio interpretativo nuovo: si parla di una sorta di protosistema simbolico, forse utile a trasmettere informazioni sociali, di identità o rituali. Nel testo che segue si esplorano alcuni aspetti salienti di questa ipotesi e cosa potrebbe voler dire per la storia della comunicazione umana.
Cosa rivelano le incisioni e come sono state analizzate
Gli autori hanno confrontato centinaia di segni sulle statuette con modelli statistici e con osservazioni archeologiche contestuali. È interessante notare che certe linee e puntini ricorrono sempre negli stessi punti anatomici delle figure, come se volessero sottolineare parti precise del corpo o richiamare concetti ricorrenti. La presenza di ripetizioni e regolarità ha convinto i ricercatori che si tratti di qualcosa di più strutturato rispetto a decorazioni estetiche. Guardando al tipo di supporto, alla perizia degli intagli e alla scelta dei motivi, emerge una differenziazione: alcuni segni appaiono standardizzati, altri più liberi, come se esistessero convenzioni locali affiancate a innovazioni personali. Questo approccio analitico sposta la discussione dal semplice “quando” al più intrigante “come” e “perché” quei segni venivano creati e tramandati.
Perché queste scoperte spostano la linea temporale della scrittura
Se si accetta l’idea che esistesse un insieme di simboli sistematici già decine di migliaia di anni fa, allora la nascita della scrittura diventa meno un evento improvviso e più il risultato di una lunga maturazione di pratiche simboliche. Non si tratta di attribuire ai popoli preistorici un alfabeto come quello dei Sumeri, ma di riconoscere che la capacità di codificare idee in segni condivisi aveva radici profonde. Le implicazioni sono vastissime: si rivede la continuità cognitiva tra umanità antica e le società complesse successive; si riconsidera il ruolo del simbolo nella costruzione di memorie collettive; si guarda con occhi nuovi a tanti oggetti antichi fino ad ora sottovalutati.


