Il Regno Unito introduce un nuovo quadro normativo per i principali servizi di streaming, con controlli più stringenti su piattaforme come Netflix, Disney+, Prime Video, Paramount+ e Discovery+. L’obiettivo dichiarato è allineare questi operatori agli standard già previsti per le emittenti tradizionali, adeguando regole e responsabilità al cambiamento delle abitudini di consumo audiovisivo.
Le piattaforme che superano una media mensile di 500 mila spettatori nel Paese saranno classificate come servizi “Tier 1” e rientreranno sotto la supervisione dell’autorità di regolamentazione Ofcom. Gli obblighi saranno simili a quelli applicati a broadcaster storici come BBC e ITV. Il nuovo sistema coinvolgerà anche i servizi di streaming collegati ai canali televisivi tradizionali operanti nel Regno Unito.
Perché interviene il governo britannico
La decisione è motivata dal cambiamento strutturale nel modo in cui i cittadini britannici fruiscono dei contenuti audiovisivi. Secondo i dati citati dal governo, l’85% della popolazione utilizza ogni mese servizi on demand, mentre la televisione lineare è seguita dal 67%. Inoltre, circa due terzi delle famiglie risultano abbonate ad almeno una grande piattaforma streaming.
Le nuove regole non si applicheranno direttamente alle piattaforme di condivisione video come YouTube, già soggette a un diverso impianto normativo. Tuttavia, singoli canali potrebbero rientrare negli standard previsti per i servizi VOD qualora soddisfino determinati requisiti.
Obblighi e sanzioni per i servizi “Tier 1”
I servizi classificati come “Tier 1” dovranno rispettare criteri relativi ad accuratezza, imparzialità e tutela del pubblico da contenuti considerati dannosi o offensivi. Gli utenti potranno presentare reclami direttamente a Ofcom, che avrà il potere di avviare indagini formali.
In caso di violazioni, l’autorità potrà imporre sanzioni fino a 250.000 sterline oppure fino al 5% dei ricavi pertinenti per ciascuna infrazione. Il codice definitivo sarà definito attraverso una consultazione pubblica e entrerà in vigore un anno dopo la pubblicazione ufficiale.
Parallelamente, verrà introdotto un codice dedicato all’accessibilità. Le piattaforme dovranno garantire che almeno l’80% dei cataloghi sia dotato di sottotitoli, il 10% di audiodescrizioni e il 5% di interpretazione nella lingua dei segni. È previsto un periodo di quattro anni per adeguarsi ai nuovi standard.
Il ministro dei media Ian Murray ha indicato che la misura mira a garantire una fruizione più inclusiva dell’offerta digitale, assicurando l’accesso ai contenuti anche alle persone con disabilità sensoriali.
