Durante un evento organizzato da The Indian Express, Sam Altman ha scelto di aprire il vaso di Pandora e parlare apertamente del rapporto tra AI, clima e consumo d’acqua. Secondo quanto spiegato dal CEO di OpenAI, l’idea di un consumo idrico smisurato legato alle risposte dei chatbot deriverebbe da un equivoco storico. In passato alcuni data center usavano sistemi di raffreddamento evaporativo, con un impatto reale sulle risorse idriche. Quelle tecnologie oggi non vengono più adottate su larga scala. Le cifre che parlano di decine di litri per singola interazione online vengono giudicate infondate e fuorvianti. Il tema dell’acqua resta delicato, ma la discussione pubblica appare orientata verso immagini spettacolari più che verso parametri misurabili.
Umani contro modelli
Altman ha spostato l’attenzione sull’energia, descritta come la questione più importante. Il problema non starebbe nella singola richiesta, bensì nell’uso globale dell’intelligenza artificiale. L’aumento delle applicazioni porta con sé una domanda crescente di elettricità, con effetti visibili in alcune aree dove i data center incidono anche sui prezzi. Qui entra in gioco la necessità di fonti diverse: nucleare, solare ed eolico vengono indicati come pilastri di una transizione tecnologica compatibile con l’ambiente. La difficoltà maggiore riguarda la mancanza di obblighi normativi sulla trasparenza: i consumi reali non vengono pubblicati in modo sistematico e le analisi disponibili derivano soprattutto da studi accademici indipendenti.
Durante l’incontro è tornata una stima diventata virale: una richiesta a ChatGPT varrebbe una carica e mezza di un iPhone. Altman ha escluso che quel confronto possa reggere. Ricordando un dialogo passato con Bill Gates, ha sostenuto che l’errore più diffuso consiste nel misurare l’energia dell’addestramento dei modelli senza paragonarla a quella necessaria a formare una persona. L’educazione umana richiede decenni, risorse alimentari e infrastrutture. Guardando alla singola risposta, un sistema già addestrato consumerebbe meno energia di un individuo impegnato nello stesso compito. L’AI, letta attraverso questa lente, mostrerebbe un profilo di efficienza più alto di quanto suggeriscano le paure collettive.
