Molti di voi probabilmente non lo conosceranno ma sul solo lunare è presente un mistero che si trascina ormai da oltre sessant’anni e riguarda nello specifico le prime emissioni lunari dell’era sovietica, il tutto di recente è tornato al centro dell’attenzione grazie ad alcuni progressi che hanno visto ovviamente l’intelligenza artificiale come protagonista.
La coprotagonista di questa faccenda è la sonda Luna 9, quest’ultima nel lontano 1966 fu letteralmente il primo veicolo a compiere un atterraggio morbido sulla superficie del nostro satellite, la navicella così ebbe la possibilità di inviare sulla terra immagini che ovviamente cambiarono in modo profondo la percezione del nostro satellite, all’epoca ovviamente fu un grande successo che però poi venne accompagnato da un piccolo mistero irrisolto, il punto di atterraggio infatti rimase incerto per decenni e tutto è correlato alla dinamica del allunaggio.
Possibile risposta
Facendo un passo indietro nel passato, sappiamo che il modulo adoperammo un sistema particolare, parliamo infatti di una capsula sferica con ammortizzatori gonfiabili e un motore di frenata che ovviamente ne ha tutti la discesa ma ebbe un effetto collaterale che non venne preso in considerazione, la bassa gravità lunare infatti comportò una serie di rimbalzi sulla superficie lunare all’interno della regione dell’Oceanus Procellarum, precedente all’apertura dei pannelli a petalo, ovviamente all’epoca i dati erano approssimativi e di conseguenza col passare degli anni l’esatta collocazione si trasformò in un vero e proprio enigma.
Tale enigma non è stato dimenticato e anzi un gruppo di ricercatori della University College London approvato a dare una risposta sviluppando il cosiddetto YOLO-ETA, un particolare algoritmo di machine Learning sviluppato appositamente per individuare manufatti extraterrestri nelle immagini ad alta risoluzione del suolo lunare, ovviamente anche in questo caso il software ha ricevuto un addestramento il quale è stato sviluppato grazie alle fotografie raccolte dal Lunar Reconnaissance Orbiter.
Il sistema ovviamente è stato testato prima su siti noti come ad esempio Luna 16, per poi analizzare un’area di 5 × 5 km proprio attorno alla zona storicamente attribuita alla sonda scomparsa, in tal modo ha potuto evidenziare diversi punti con possibili disturbi coerenti con la sonda e adesso è stato individuato un sito candidato la cui geometria sarebbe compatibile con l’e panoramiche ottenute nel lontano 1966.
