In Ucraina, nelle ultime settimane, si è verificata una nuova diatriba che riguarda le comunicazioni. Non parliamo di armi o spostamenti di truppe, ma di connessioni, reti e piattaforme digitali. Elementi che in guerra contano quasi quanto l’artiglieria. Tutto è iniziato a inizio febbraio, quando Elon Musk ha confermato che SpaceX è intervenuta per bloccare l’uso non autorizzato di Starlink da parte russa. Una decisione che ha avuto effetti immediati. Numerosi terminali, introdotti clandestinamente e impiegati nelle zone di combattimento, sono stati disattivati. Secondo Kiev, quei dispositivi erano diventati una risorsa operativa rilevante per le forze di Mosca, utilizzati sia per mantenere comunicazioni stabili sia per coordinare missioni con droni. Dall’altra parte, i terminali ufficialmente forniti all’Ucraina hanno continuato a funzionare senza interruzioni. Il ministro Mykhailo Fedorov ha ringraziato pubblicamente SpaceX, sottolineando come la rete satellitare resti un pilastro per la resilienza digitale del paese.
La guerra coinvolge anche la comunicazione: coinvolti Starlink e Telegram
Fonti diplomatiche europee e valutazioni emerse in ambito NATO suggeriscono che l’impatto sul terreno sia stato concreto. Alcune azioni ucraine recenti sarebbero state favorite proprio dalle difficoltà russe nelle comunicazioni satellitari. Una lettura condivisa anche dall’Institute for the Study of War, che ha parlato di interruzioni sfruttate tatticamente da Kiev. L’analista David Kirichenko del Center for European Policy Analysis ha ricordato che una parte consistente dei danni inflitti lungo il fronte è legata ai sistemi senza pilota, la cui efficacia dipende in larga misura da collegamenti affidabili.
Come se la situazione non fosse già complessa, nei giorni scorsi è intervenuta Roskomnadzor, imponendo nuove restrizioni a Telegram. L’autorità russa accusa la piattaforma di violazioni delle normative sui dati, ma la misura si inserisce in un contesto più ampio di limitazioni verso app occidentali, inclusa WhatsApp. L’obiettivo dichiarato è spingere utenti e personale militare verso Max, applicazione statale che però non offre crittografia end-to-end.
La decisione ha suscitato reazioni interne insolite. Telegram è, infatti, ampiamente utilizzata anche da soldati, blogger militari e canali pro-guerra. Ridurne l’accesso significa toccare uno strumento è diventato parte della quotidianità operativa. Il governo russo parla di tutela dei cittadini, mentre Telegram respinge le accuse di presunti accessi da parte di intelligence straniere.
Mosca, intanto, minimizza. Il ministero della Difesa ha riconosciuto la disattivazione dei terminali Starlink, ma ha negato ripercussioni sulla catena di comando. Il ministro Maksut Shadaev ha aggiunto che, almeno per ora, ulteriori strette su Telegram nelle aree di guerra non verranno applicate.
