Amazon ha perso il 18% tra il 2 e il 13 febbraio, bruciando oltre 450 miliardi di dollari di capitalizzazione in una delle peggiori sequenze negative della sua storia, la più pesante dal 2006, dopo l’annuncio di un piano di investimenti da 200 miliardi di dollari destinato in gran parte all’intelligenza artificiale.
Il titolo ha chiuso ieri in leggero rialzo dell’1%, ma il rimbalzo non cancella nove sedute consecutive di forte pressione. Il mercato non ha reagito ai risultati trimestrali in sé, bensì alla portata dell’impegno finanziario annunciato per il 2026.
Il piano da 200 miliardi che ha scatenato le vendite
Amazon prevede di aumentare la spesa di circa il 60% rispetto all’anno precedente, superando di oltre 50 miliardi le attese di Wall Street. La maggior parte dei fondi sarà destinata a infrastrutture legate all’AI: data center, chip e sistemi di rete per potenziare Amazon Web Services.
È qui che nasce il timore degli investitori. Gli investimenti sono immediati, mentre i ritorni economici potrebbero richiedere tempo. In un mercato che premia la redditività nel breve periodo, l’aumento dei costi può tradursi in pressione sui margini.
Il crollo di Amazon si inserisce in un contesto più ampio. Anche Alphabet e Microsoft hanno registrato sedute negative consecutive, mentre Meta ha annunciato un maxi accordo con NVIDIA per milioni di chip dedicati all’intelligenza artificiale. Secondo le stime, le principali big tech potrebbero arrivare a investire complessivamente fino a 700 miliardi di dollari in un solo anno nel settore.
La sfida dell’intelligenza artificiale e il nodo dei ritorni
L’intelligenza artificiale è diventata il centro della competizione globale nel cloud e nei servizi digitali. Per Amazon restare indietro non è un’opzione. Il CEO Andy Jassy ha difeso la strategia, sottolineando come il rafforzamento infrastrutturale sia necessario per intercettare la domanda crescente di soluzioni AI nel cloud. Anche il responsabile di AWS, Matt Garman, ha ribadito l’importanza dell’espansione. Il mercato, però, guarda ai numeri.
La domanda che oggi pesa sulla quotazione Amazon è chiara: quanto tempo servirà perché un investimento da 200 miliardi inizi a generare ritorni proporzionati?
Finché non emergeranno segnali concreti sulla monetizzazione dell’AI, la volatilità potrebbe restare elevata. Per ora resta un dato che colpisce più di ogni altro: 450 miliardi di dollari evaporati in pochi giorni, uno dei peggiori scivoloni di sempre per il colosso di Seattle.
