A quasi cinque anni da quell’accordo che doveva segnare un passaggio chiave nella corsa all’elettrificazione, in casa Stellantis si starebbe facendo largo un ripensamento tutt’altro che marginale. Secondo quanto riportato da Bloomberg News, il gruppo automobilistico starebbe valutando l’uscita dalla joint venture con Samsung SDI per la produzione di batterie in Nord America. Non c’è ancora nulla di definitivo, ma il solo fatto che se ne discuta racconta molto del momento che il settore sta attraversando.
Stellantis potrebbe lasciare StarPlus Energy
Il progetto in questione si chiama StarPlus Energy ed era nato con un obiettivo preciso: produrre batterie negli Stati Uniti per sostenere l’offensiva elettrica del gruppo, riducendo la dipendenza dai fornitori esterni e mettendo un tassello fondamentale nella strategia di integrazione verticale. In quegli anni l’idea era chiara: chi controlla le batterie controlla una parte decisiva del valore dell’auto elettrica. Garantirsi capacità produttiva interna significava blindare margini, volumi e competitività in un mercato che sembrava destinato a crescere senza esitazioni.
Oggi il contesto è diverso. La domanda di elettriche procede, ma non con quella traiettoria lineare che molti avevano messo a bilancio. Nel frattempo i costi restano elevati, i margini si assottigliano e la concorrenza globale – soprattutto quella cinese – continua a rafforzarsi sul fronte delle celle e dei pacchi batteria. In questo scenario, mantenere una presenza diretta nella produzione può trasformarsi da vantaggio strategico a impegno finanziario pesante.
Da investimento a rischio
Stellantis sta già affrontando una profonda revisione del proprio assetto industriale e contabile, con un impatto stimato nell’ordine dei 22,2 miliardi di euro. Una cifra che rende evidente quanto la fase di ricalibrazione sia ampia e strutturale. L’eventuale uscita dalla joint venture con Samsung SDI si inserirebbe proprio in questa logica: alleggerire l’esposizione, ridurre i rischi, forse tornare a un modello più flessibile, basato su forniture esterne e accordi meno vincolanti.
Le opzioni sul tavolo, stando alle indiscrezioni, comprenderebbero la cessione della quota a un soggetto terzo. Un’operazione tutt’altro che semplice, sia per la dimensione dell’investimento sia per le implicazioni industriali e politiche di un progetto nato anche con l’obiettivo di rafforzare la filiera nordamericana. Dalla casa automobilistica è arrivata una conferma prudente dell’esistenza di discussioni collaborative in corso con il partner sudcoreano, senza dettagli ulteriori. Da Samsung, per ora, nessuna presa di posizione ufficiale.
Se la scelta dovesse concretizzarsi, sarebbe inevitabile rileggere con uno sguardo più critico la stagione degli investimenti più ambiziosi sull’elettrico, quella in cui quasi tutti i grandi gruppi hanno scommesso su una crescita rapida e costante. Non si tratta di una marcia indietro sull’elettrificazione in sé, ma di un aggiustamento di rotta sulle modalità con cui affrontarla. In un mercato che cambia velocemente, la capacità di correggere le proprie strategie può diventare importante quanto aver avuto il coraggio di lanciarle.
