L’innovazione aeronautica sembra oscillare tra due poli opposti. Da un lato i record di velocità firmati da appassionati che, tra un banco da lavoro e una stampante 3D, riescono a spremere prestazioni incredibili da piccoli droni. Dall’altro i grandi programmi di ricerca, portati avanti per anni dentro università e centri tecnologici. È proprio in tale secondo filone che si inserisce la notizia arrivata dal nord-ovest della Cina. Qui un gruppo di ingegneri della Università di Aeronautica e Astronautica di Nanchino ha testato un sistema di propulsione che, almeno sulla carta, potrebbe cambiare alcune regole del gioco. Il progetto nasce da un percorso di ricerca durato quasi vent’anni sotto la guida del professor Xu Jinglei. Un arco temporale che dice già molto: non si parla di un’idea improvvisata, ma di un lavoro progressivo, fatto di simulazioni, prototipi, correzioni e inevitabili passi falsi. Il risultato più recente è stato provato su un drone sperimentale chiamato CK300.
A Nanchino testato un nuovo drone sperimentale: ecco i dettagli
La novità ruota su un concetto che, per gli addetti ai lavori, è tutt’altro che banale: il controllo del flusso dei gas di scarico senza ricorrere ai tradizionali attuatori meccanici. Nei sistemi di thrust vectoring convenzionali, infatti, l’orientamento della spinta avviene tramite componenti mobili. Funzionano, certo, ma aggiungono peso, complessità e possibili punti di guasto. Qui invece l’idea è diversa: utilizzare superfici aerodinamiche fisse all’interno dell’ugello di scarico per deviare e modellare il flusso. Meno parti in movimento, meno massa, meno rischi.
I primi riscontri sperimentali sembrano incoraggianti. Durante il volo di prova nel deserto, il drone ha operato a velocità prossime al regime transonico, intorno a Mach 0,9. Non si parla di un semplice incremento marginale. A quelle velocità entrano in gioco effetti aerodinamici delicati, vibrazioni, instabilità potenziali. Eppure il velivolo avrebbe mostrato una manovrabilità superiore rispetto a configurazioni più tradizionali, con un raggio di virata ridotto e una risposta ai comandi più pronta. Tra un test riuscito e un’applicazione operativa su larga scala c’è di mezzo una varietà di verifiche. Gli esperti lo sanno bene e mantengono un cauto ottimismo.
