La tensione tra le autorità russe e le principali piattaforme digitali straniere si intensifica. Si assiste infatti all’ennesimo provvedimento contro WhatsApp. Il Cremlino ha confermato ufficialmente il blocco dell’app, spiegando che la decisione è legata al mancato adeguamento alle norme locali. A dichiararlo è stato il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov che ha parlato apertamente di una misura presa a causa della scarsa collaborazione da parte della piattaforma.
La notizia giunge dopo giorni di rallentamenti e difficoltà di accesso segnalati dagli utenti. Molti infatti avevano già intuito l’arrivo di un intervento più drastico. Non a caso il governo russo ha invitato i cittadini a utilizzare in alternativa l’app Max, lanciata nel 2025 e sviluppata da un’azienda locale. L’obiettivo? Favorire servizi nazionali, considerati più facilmente gestibili dal punto di vista normativo e della sicurezza interna.
La risposta di WhatsApp non si è fatta attendere. La società aveva denunciato pubblicamente un tentativo di blocco, sostenendo che l’operazione avrebbe spinto verso una piattaforma statale priva delle stesse garanzie di riservatezza. Secondo l’azienda, impedire l’accesso a un servizio di messaggistica diffuso e basato sulla crittografia è pericoloso. Rappresenterebbe un passo indietro per la sicurezza delle comunicazioni nel Paese.
Addio WhatsApp, Max al centro della strategia russa sulle comunicazioni
Il blocco di WhatsApp si inserisce in un contesto più ampio. Solo nei giorni precedenti, l’agenzia federale per le comunicazioni aveva imposto limitazioni anche a Telegram, un altro servizio molto utilizzato in Russia nonostante le sue origini nel Paese. Il fondatore Pavel Durov, infatti, ha spostato da tempo la sede dell’azienda all’estero, rendendola meno controllabile dalle autorità locali.
La strategia del Cremlino sembra quindi puntare a consolidare l’uso di Max. Quest’ultima viene descritta come una super-app capace di integrare messaggistica e servizi amministrativi. Il servizio però non utilizza la crittografia end-to-end, un elemento che lo distingue dalle principali app occidentali e che ha sollevato dubbi sulla tutela della privacy degli utenti. Proprio questa caratteristica alimenta i timori di chi vede nella nuova applicazione uno strumento potenzialmente adatto alla sorveglianza.
La mossa contro WhatsApp non rappresenta un episodio unico. Già nell’estate precedente la Russia aveva vietato le chiamate via internet su Telegram e WhatsApp. Ciò rappresenta dunque un segnale di una linea sempre più rigida verso i servizi digitali stranieri. Il blocco dell’app di Meta appare così come l’ultimo capitolo di una politica volta a ridurre la dipendenza tecnologica dall’estero e a rafforzare il controllo interno sulle comunicazioni.
