Negli Stati Uniti prende forma una delle iniziative più osservate nel campo del nucleare avanzato, grazie a un accordo di tipo Other Transaction Authority che consente procedure più snelle rispetto ai contratti federali tradizionali. L’intesa affida al Department of Energy un ruolo di supervisione tecnica, lasciando però maggiore libertà nella gestione del progetto. L’impianto pilota, noto come Project TETRA, nasce con l’intento di dimostrare su scala reale il funzionamento dell’Integral Molten Salt Reactor, una tecnologia di quarta generazione che punta a ridurre i tempi tra progettazione e avviamento operativo. Questo quadro regolatorio facilita il passaggio dalla sperimentazione alla validazione industriale, un passaggio spesso rallentato da iter autorizzativi complessi.
Sale fuso, grafite e combustibile convenzionale
Come funziona dal punto di vista ingegneristico? Il reattore utilizza il sale fuso sia come combustibile sia come fluido di raffreddamento. Tale soluzione permette di operare a temperature elevate mantenendo pressioni molto basse rispetto ai reattori ad acqua. Il combustibile in questo caso è uranio a basso arricchimento, con una concentrazione di U-235 inferiore al 5%. Si tratta dunque di una concentrazione uguale a quella di molti altri impianti. Questa scelta riduce la dipendenza dal HALEU, ancora limitato nella disponibilità e più costoso. Così facendo valorizza una filiera industriale già consolidata negli Stati Uniti. La grafite svolge il ruolo di moderatore neutronico, consentendo un controllo stabile della reazione e favorendo un’elevata affidabilità operativa anche a potenze significative.
Le alte temperature di esercizio, intorno ai 700° Celsius, rendono il calore prodotto adatto non solo alla generazione elettrica ma anche a impieghi industriali. Secondo le stime diffuse, un impianto del genere può raggiungere un’efficienza termica del 44%, con circa 392 megawatt elettrici a partire da 884 megawatt termici. Un elemento distintivo riguarda la gestione dei materiali interni: la grafite, soggetta a degradazione in ambienti ad alta potenza, viene integrata in un nucleo sigillato che include i principali componenti del reattore. Dopo circa sette anni di funzionamento, l’intera unità viene sostituita come modulo unico, semplificando manutenzione e operazioni in sito. Inserito nell’Advanced Reactor Pilot Program, il progetto esplora anche applicazioni non tradizionali, come la fornitura di calore ad alta temperatura per processi chimici complessi o per alimentare grandi data center, settori che richiedono energia continua, stabile e prevedibile.
