Per anni gli ammassi globulari sono stati considerati quasi immortali, nati quando l’universo era ancora giovane e rimasti praticamente intatti per miliardi di anni. Ma ora qualcosa cambia nella percezione comune: non sono così inamovibili. NGC 6569, ad esempio, ha tredici miliardi di anni sulle spalle, eppure non è immune alle forze che lo circondano. Vive nel centro della Via Lattea, in quella densissima regione chiamata bulge, dove milioni di stelle si muovono tutte insieme. E lì, proprio nel mezzo, la gravità galattica sta lentamente e inesorabilmente, strappando pezzi del suo tessuto stellare. L’ammasso non è piccolo: ha una massa di circa 230.000 soli e possiede più elementi pesanti di molti altri globulari. Ma distinguere le sue stelle da tutte le altre che popolano il bulge è un compito che richiede precisione chirurgica.
Stelle che lasciano l’ammasso globulare NGC 6569
Per farlo, gli astronomi hanno guardato al suo interno con strumenti spettroscopici. Analizzando trecento stelle e tracciandone movimenti e composizione chimica come se fossero impronte digitali. Il risultato? Una sorpresa: quaranta di tali stelle, ormai lontane dal nucleo, portano con sé la firma di NGC 6569. Sono i suoi “detriti mareali”, ex membri che la gravità galattica ha catturato e trascinato via.
Cinque di queste formano addirittura un alone diffuso attorno all’ammasso. La perdita di massa è minima su scala umana: circa una volta e mezza la massa del Sole ogni milione di anni. Ma su scala cosmica, in un miliardo di anni, significa che NGC 6569 potrebbe già aver ceduto oltre cinque punti percentuali della sua massa. Non è un crollo improvviso, ma un processo progressivo che ci ricorda quanto anche le strutture più antiche e apparentemente solide siano, in realtà, in continua trasformazione.
Finora fenomeni simili erano stati osservati soprattutto negli ammassi dell’alone galattico, lontano dal centro frenetico della Via Lattea. Vederlo succedere qui cambia il punto di vista: forse molti ammassi antichi hanno contribuito, lentamente, ma inesorabilmente, a nutrire il centro galattico di stelle, a modellare la nostra galassia. Gli astronomi vogliono ora capire se tale smembramento silenzioso sia un’eccezione o una regola, studiando altri ammassi del bulge con la stessa precisione.
