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Bose: smart speaker che diventano open-source

scritto da Margareth Galletta 11/01/2026 0 commenti 1 Minuti lettura
bose smart speaker
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Quando un’azienda decide di spegnere i server di un prodotto basato sul cloud, di solito sappiamo già come va a finire. Un giorno tutto funziona, quello dopo l’app smette di rispondere, metà delle funzioni spariscono e il dispositivo pagato diventa una versione castrata di sé stesso. Proprio per tale motivo la mossa di Bose ha subito attirato l’attenzione, ma stavolta in senso buono. Con il pensionamento degli smart speaker SoundTouch, l’azienda ha fatto qualcosa che pochi produttori fanno: invece di chiudere tutto e salutare, ha deciso di aprire. L’azienda renderà pubblica la documentazione delle API, permettendo a sviluppatori esterni di metterci le mani e, potenzialmente, di creare servizi cloud alternativi o integrazioni con altri ecosistemi.

Bose: ecco i dettagli della decisione sugli smart speaker

L’azienda ha scelto una strada diversa dal solito. Oltre alla documentazione delle API, arriverà anche un aggiornamento dell’app SoundTouch che abiliterà i controlli locali. Ciò significa che molte funzioni continueranno a esistere anche senza appoggiarsi ai server aziendali. La riproduzione musicale resterà possibile tramite Bluetooth, AirPlay e Spotify Connect, senza dimenticare gli ingressi AUX fisici. Anche alcune funzioni smart fondamentali, come il controllo remoto, il raggruppamento degli speaker e la gestione dei dispositivi, non verranno sacrificate dal “fine supporto”.

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Il risultato è che l’ecosistema SoundTouch non verrà azzerato né trasformato in qualcosa di puramente analogico. Perderà i servizi cloud proprietari, sì, ma resterà utilizzabile. Inoltre, Bose ha anche deciso di concedere più tempo agli utenti, spostando lo spegnimento dei server dal 18 febbraio al 6 maggio. Quasi tre mesi in più, che non cambiano il destino finale del servizio, ma dimostrano una certa attenzione verso chi quegli speaker li usa ancora ogni giorno. Nel panorama attuale, vedere un’azienda comportarsi in tal modo è abbastanza raro. Considerando tale scenario, la decisione di Bose attira ancora di più l’attenzione per la sua apertura e attenzione nei confronti degli utenti.

boseOpenSourcesmartsmart speaker
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Margareth Galletta
Margareth Galletta

Ciao sono Margareth, per gli amici Maggie, la vostra amichevole web writer di quartiere. Questa piccola citazione dice già tanto di me: amo il cinema, le serie tv, leggere e cantare a squarciagola i musical a teatro. Se a questo aggiungiamo la passione per la fotografia e la tecnologia direi che è facile intuire perché ho deciso di studiare e poi lavorare con la comunicazione.

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