Sony ha avviato la revoca di Shadow Tactics Blades of the Shogun dalle console PS4 e PS5, dopo che il titolo era stato reso gratuito per errore sul PlayStation Store a metà ottobre. L’anomalia era durata poche ore, quanto bastava per consentire a numerosi utenti di scaricare il gioco e conservarlo nella libreria personale. Una volta sistemato il problema, il prezzo era tornato quello originale, lasciando intendere una chiusura rapida dell’incidente. La sorpresa è arrivata con il passare delle settimane. Per oltre due mesi il gioco è rimasto pienamente accessibile, avviabile e privo di blocchi, come se fosse stato acquistato regolarmente. In genere situazioni simili vengono corrette nel giro di uno o due giorni, con una rimozione quasi immediata. In questo frangente, invece, il tempo trascorso ha contribuito a creare un senso di apparente stabilità.
Il silenzio che pesa
La rimozione tardiva ha attirato l’attenzione proprio per l’assenza di spiegazioni ufficiali. Sony non ha diffuso comunicati né avvisi preventivi, lasciando che la revoca avvenisse in modo improvviso. Il gesto ha alimentato interrogativi sulla politica di gestione degli errori e sulla comunicazione con l’utenza. Dopo un periodo così esteso, molti avevano iniziato a considerare definitiva la presenza del titolo nella propria collezione digitale. La piattaforma digitale, basata su fiducia e automatismi, ha mostrato un lato fragile. L’idea che un contenuto possa essere sottratto anche a distanza di tempo ha riaperto vecchie discussioni sulla reale proprietà dei giochi acquistati o ottenuti online.
La vicenda assume un peso maggiore alla luce di altri episodi recenti. Poco prima delle festività natalizie, Shadow of the Tomb Raider era apparso gratuitamente su alcune versioni regionali dello store, generando un errore simile. In quel caso l’Italia non era stata coinvolta, mentre restano ignote le modalità di intervento adottate altrove. Il confronto tra i due casi rafforza la sensazione di incertezza. La scelta di intervenire dopo oltre sessanta giorni suggerisce che Sony mantenga la possibilità di agire senza limiti temporali chiari. Tale approccio, pur legittimo sul piano contrattuale, lascia un segno emotivo tra gli utenti più attenti al mercato digitale.
