A volte ci dimentichiamo che tutto ciò che chiamiamo “Internet” passa per qualcosa di incredibilmente fisico: chilometri e chilometri di cavi distesi sul fondo degli oceani, un reticolo enorme che tiene insieme banche, streaming, social, videoconferenze, e qualsiasi altra cosa facciamo online. È una rete che copre oltre un milione di chilometri e che resta per lo più invisibile, anche se sostiene praticamente tutto ciò che muove l’economia digitale. E proprio perché sta nascosta, è anche fragile: basta un incidente, o peggio un’operazione mirata, per interrompere comunicazioni fondamentali tra interi Paesi.
Greyshark, il robot subacqueo che protegge i cavi Internet globali
Negli ultimi anni, soprattutto in zone come il Baltico, i casi di danneggiamento non sono mancati e hanno messo in allarme governi e alleanze internazionali. La NATO, ad esempio, ha iniziato a monitorare molto più da vicino la cosiddetta “shadow fleet”, navi senza proprietà dichiarata che si muovono tra acque sensibili e rotte energetiche. Nel frattempo si moltiplicano i pattugliamenti, sia con mezzi tradizionali che con sistemi senza equipaggio, perché controllare aree così vaste non è semplice con le risorse di sempre.
È in questo contesto che un’azienda tedesca, Euroatlas, ha iniziato a proporre qualcosa che somiglia un po’ alla fantascienza, ma che nasce da esigenze terribilmente concrete: un robot subacqueo chiamato Greyshark, progettato per muoversi in autonomia a profondità importanti e monitorare tutto ciò che accade attorno ai cavi. La forma richiama quella di uno squalo, ma non per fare scena: un profilo così aiuta a scivolare nell’acqua senza farsi notare troppo, soprattutto quando il robot decide di restare immobile sul fondale, nascosto, pronto ad attivarsi solo se capta qualcosa di strano.
La parte più affascinante è la capacità dei vari Greyshark di comunicare tra loro. Scambiano informazioni tramite sistemi acustici criptati, sincronizzano i movimenti, si distribuiscono in modo da coprire superfici enormi, come se fossero un piccolo ecosistema artificiale che si muove in relazione a ciò che accade sul fondo del mare. E quando qualcosa non torna — una barca che compare dove non dovrebbe, un segnale magnetico anomalo, un oggetto non riconosciuto — il robot può analizzare, documentare, inviare dati in superficie o salvarli per quando rientrerà alla base.
Secondo Euroatlas, questo tipo di tecnologia non servirà solo a proteggere ciò che già esiste, ma anche a supportare la costruzione delle nuove dorsali che grandi aziende come Meta o Amazon Web Services stanno stendendo tra diversi continenti. È un settore destinato ad ampliarsi, e con esso crescerà anche la responsabilità di proteggerlo. Greyshark, nel loro racconto, è solo il primo passo verso una sorveglianza più intelligente, continua e capace di intervenire dove gli esseri umani non possono arrivare con la stessa efficacia.
