Meta sta portando avanti uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi della sua storia, Hyperion. Si tratta di un data center da oltre 27 miliardi di dollari in costruzione in Louisiana. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’intera operazione sarebbe stata strutturata per non comparire nel bilancio del gruppo come debito né come asset, una scelta che solleva interrogativi sulla trasparenza dell’iniziativa.
Per rendere il progetto formalmente esterno al proprio bilancio, Meta ha trasferito Hyperion in una joint venture con Blue Owl Capital, mantenendo una partecipazione del 20% mentre l’80% risulta riconducibile a fondi gestiti dall’investitore. Il finanziamento è stato realizzato tramite un’emissione obbligazionaria da 27,3 miliardi di dollari collocata attraverso la holding Beignet Investor e sottoscritta principalmente da Pimco.
L’obiettivo è spostare il debito e gli asset all’interno della joint venture, lasciando Meta libera di affittare il data center a partire dal 2029. Questa impostazione permetterebbe di classificare l’accordo come operating lease e non come leasing finanziario, evitando che la struttura compaia come investimento interno nei conti dell’azienda.
Hyperion e Meta: tra controllo di fatto, garanzie miliardarie e rischi operativi
Se sulla carta l’impianto della joint venture sembra costruito per separare Hyperion dal bilancio di Meta, diversi elementi raccontano una realtà più sfumata. Secondo il Wall Street Journal, la società di Mark Zuckerberg avrebbe infatti un ruolo operativo centrale sul progetto, assumendosi rischi legati a eventuali ritardi, varianti progettuali o costi di costruzione non preventivati.
Questo è uno dei fattori che potrebbero classificare la joint venture come una variable interest entity, categoria in cui il controllo di fatto prevale sulle quote formali di proprietà. In tali casi, Meta sarebbe obbligata a consolidare la joint venture nei propri conti secondo i principi contabili statunitensi.
Un altro punto critico riguarda la presenza di una garanzia che Meta avrebbe fornito agli obbligazionisti. In caso di mancato rinnovo del leasing o di uscita anticipata dal contratto, l’azienda coprirebbe integralmente il valore residuo delle obbligazioni. La coesistenza di responsabilità operative, garanzie ampie e un progetto strategico di lungo periodo rende difficile sostenere che Meta non abbia un ruolo determinante nella joint venture. L’operazione mostra dunque una complessità che va oltre la normale architettura finanziaria di un data center, sollevando interrogativi non solo sulle dinamiche contabili, ma anche sulla strategia con cui Meta sta cercando di costruire la nuova generazione delle proprie infrastrutture cloud.
