Negli ultimi giorni Microsoft è tornata al centro delle cronache, e non per un nuovo prodotto o una svolta tecnologica. La notizia che rimbalza da Redmond riguarda infatti il licenziamento di due dipendenti, Nisreen Jaradat e Julius Shan, entrambi coinvolti nelle proteste interne contro i contratti dell’azienda con l’esercito e il governo israeliano. La decisione è stata comunicata come “in connessione” con le manifestazioni che da mesi agitano il quartier generale, un’espressione che lascia intendere quanto l’azienda stia scegliendo una linea molto rigida nei confronti di chi porta avanti questa battaglia.
Proteste contro Azure in Israele costano il lavoro a due dipendenti
Non si tratta di casi isolati. Solo poche ore prima altri due lavoratori erano stati allontanati dopo aver preso parte a un’azione clamorosa: un’irruzione in uno degli edifici del campus e una diretta streaming dall’ufficio del presidente Brad Smith. Un gesto che ha attirato molta attenzione mediatica e che ha reso ancora più evidente la tensione crescente tra i vertici e una parte dei dipendenti. Jaradat, in particolare, non era nuova a esporsi pubblicamente: mesi fa aveva inviato una mail interna in cui denunciava le difficoltà vissute come dipendente palestinese e, nonostante i filtri applicati alle comunicazioni, era riuscita a portare la sua voce all’interno dell’azienda.
Il collettivo No Azure for Apartheid, che coordina le proteste, non si è limitato a interventi simbolici. Durante la primavera ha interrotto presentazioni in diretta dei dirigenti, mentre più di recente gli attivisti hanno provato a insediarsi stabilmente nei pressi della sede con tende e tavoli. In quell’occasione, dopo l’intervento delle forze di sicurezza, erano state arrestate diciotto persone. L’azione più eclatante, però, resta quella dentro l’ufficio di Smith, che ha costretto lo stesso presidente a convocare la stampa.
In quell’incontro Smith ha ribadito che Microsoft monitora costantemente l’uso della piattaforma Azure in Israele, ma ha definito le modalità di protesta dei dipendenti “inaccettabili”. Eppure, nonostante queste parole, l’azienda ha scelto di non rilasciare dichiarazioni ufficiali attraverso i propri portavoce. La sensazione è che Microsoft voglia mostrare fermezza senza alimentare ulteriormente la polemica, anche se il movimento interno appare tutt’altro che intenzionato a fermarsi.
