Non serve sempre costruire qualcosa di nuovo per fare scienza all’avanguardia. A volte basta guardare meglio quello che abbiamo già. È un po’ quello che sta succedendo al largo della costa nordoccidentale degli Stati Uniti, dove i sismologi hanno deciso di sfruttare i cavi in fibra ottica sottomarina – quelli pensati per portare internet e telefonate – per ascoltare i movimenti della Terra.
I cavi in fibra ottica che ascoltano i terremoti sotto il mare
E no, non è la prima volta che ci si prova. Ma questa volta c’è qualcosa di diverso. La rete è enorme e, soprattutto, viene letta da un’intelligenza artificiale in grado di gestire e interpretare una quantità di dati che sarebbe impensabile per un essere umano.
Parliamo di una zona – quella del Pacifico Nordoccidentale – che non è affatto tranquilla, geologicamente parlando. È una delle più attive degli Stati Uniti, piena di faglie e vulcani, e costantemente monitorata da oltre 600 stazioni terrestri. Tutte raccolgono dati utilissimi, anche per i sistemi di allarme sismico. Ma c’è un problema non da poco: una delle principali fonti di rischio non si trova sulla terraferma, ma in mare aperto, proprio dove finora è stato sempre più difficile guardare con chiarezza.
La zona di subduzione della Cascadia – dove la placca di Juan de Fuca si infila sotto quella nordamericana – è un sorvegliato speciale, ma monitorarla in modo preciso è complicato. I metodi tradizionali spesso non bastano. E così i ricercatori dell’Università di Washington hanno provato a collegarsi ai cavi della Regional Cabled Array, una rete attiva e funzionante che attraversa proprio quel tratto di mare.
Usando la tecnologia DAS (Distributed Acoustic Sensing), ogni tratto di cavo diventa una sorta di sismografo lungo chilometri. Le vibrazioni vengono rilevate con una precisione incredibile, senza nemmeno interferire con le funzioni originali dei cavi. È come se, improvvisamente, avessimo centinaia di nuovi sensori già installati, pronti a raccontarci cosa succede là sotto – anche quando si tratta di terremoti deboli, lontani, e spesso ignorati.
È una rivoluzione silenziosa, ma potrebbe cambiare per sempre il modo in cui osserviamo i terremoti… e ci prepariamo a ciò che potrebbe accadere.