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Nelle carceri USA i floppy sostituiscono le chiavette USB

Al New Jersey State Prison i detenuti devono ancora usare floppy disk per i documenti legali, rendendo lento il diritto alla difesa.

scritto da Margherita Zichella 01/08/2025 0 commenti 1 Minuti lettura
Al New Jersey State Prison i detenuti devono ancora usare floppy disk per i documenti legali, rendendo lento il diritto alla difesa.
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Nelle nostre case i floppy disk sono ormai pezzi da collezione, reliquie da mercatino dell’usato. Eppure, in alcune carceri americane, sono ancora parte della quotidianità. Al New Jersey State Prison, ad esempio, i detenuti che vogliono difendere i propri diritti devono fare i conti con questi vecchi supporti da 1,44 MB, roba che oggi non basterebbe nemmeno per salvare un paio di foto dal cellulare. Non solo: ogni prigioniero può tenerne al massimo venti, e le chiavette USB – che nel resto del mondo sono lo standard minimo – restano rigidamente bandite.

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Tra sicurezza e diritti: il paradosso dei floppy in prigione

A raccontare questa realtà è Jorge Luis Alvarado, detenuto e autore per il Prison Journalism Project. Dalle sue parole emerge tutta la frustrazione di chi cerca giustizia ma si trova a lottare anche contro il tempo e la tecnologia. I documenti legali che arrivano dall’esterno, spesso inviati su chiavetta, devono essere prima copiati e suddivisi su più floppy nella biblioteca del carcere. Una procedura lenta, macchinosa, che può durare giorni interi: un’attesa che pesa enormemente quando si parla di appelli e ricorsi.

Alvarado descrive la vita lì dentro come un salto indietro nel tempo: macchine da scrivere, elaboratori di testo preistorici, supporti di memoria che nel resto del mondo non si producono più dal 2011, quando anche Sony ha chiuso la loro storia industriale. Eppure, dietro questo apparente dettaglio tecnologico, c’è un problema enorme: il diritto alla difesa. File legali di qualche megabyte devono essere spezzettati, salvati su più dischetti, con il rischio che un singolo errore o una corruzione dei dati renda inutilizzabile l’intero documento.

Certo, le restrizioni hanno una logica: limitare l’uso di tecnologie moderne può ridurre i rischi di comunicazioni non autorizzate o accessi indesiderati. Ma fino a che punto la sicurezza deve schiacciare la possibilità di difendersi? Secondo alcune stime, tra il 4 e il 6% dei detenuti americani potrebbe essere innocente. Per loro, dover contare su un supporto fragile come un floppy significa aggiungere un ostacolo in più in un percorso già durissimo.

Il tempo, si sa, non torna indietro. Ma per chi si trova dietro le sbarre del New Jersey State Prison sembra essersi fermato davvero, bloccato in un 1985 che nel resto del mondo non esiste più.

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Margherita Zichella
Margherita Zichella

Nata a Roma l'11 aprile del 1983, diplomata in arte e da sempre in bilico tra comunicazione scritta e visiva.

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