Negli ultimi mesi i display delle smart TV italiane hanno assistito ad un fenomeno decisamente peculiare, sono infatti spuntate nuove emittenti senza che vi sia stata alcuna gara pubblica né concessioni formali, spazi vuoti della numerazione dei telecomandi. Sono infatti stati colonizzati da broadcaster che non hanno seguito il percorso autorizzativo standard e ci sono usciti sfruttando una falla tecnica e normativa legata alla HbbTV.
Cosa succede
Nello specifico, quello che succede è legato ad un bivacco lasciato in custodito, basta infatti inserire il proprio flusso video via Internet agganciandosi alla tecnologia HbbTV, il quale sta per Hybrid broadcast broadband TV, e il gioco sarà fatto, questo poiché le smart TV possono infatti ricevere contenuti sia dal digitale terrestre sia dal web, ed è proprio questo canale ibrido a fornire il varco invisibile che permette a chiunque di collegarsi alle posizioni rimaste libere nel telecomando.
Il dettaglio che fa la differenza è che non si tratta di canali tra i numeri più centrati gettonati ma neppure di nicchia assolute, sono abbastanza in vista da riuscire a catturare un’audience minima da attrarre inserzionisti e investimenti pubblicitari, il tutto è permesso da un vuoto regolamentare, dal momento che chi sfrutta questa dinamica non è soggetto agli oneri tipici di un editore televisivo, dunque non è obbligato a pagare concessioni o a rispettare obblighi di programmazione.
Alla luce di tutta questa situazione, l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha deciso di optare per un approccio cauto, non si andrà incontro ad un oscuramento immediato ma l’obiettivo è piuttosto quello di mettere a punto delle nuove linee guida che consentano a questi pirati legali di regolarizzarsi, l’ente ha infatti lanciato una consultazione pubblica per definire modalità e criteri di accesso puntando a tutelare il pluralismo e il corretto funzionamento del mercato televisivo, questa cautela è legata al fatto che parliamo di un terreno decisamente ancora incerto che vede tra l’altro emittenti alternative, guadagnare pubblico a scapito invece di operatori storici che devono affrontare i costi e vincoli decisamente più stringenti.
