News

Maxus Mifa 7: ecco l’auto più strana che vedrete oggi

Quella che avete sotto gli occhi è in tutta probabilità l’auto più strana che vedrete in questi giorni, si tratta della Maxus Mifa 7 e fa parte di un gruppo di 12 vetture che verranno presentate il prossimo ufficialmente al CV Show di Birmingham, tutte ovviamente elettrificate.

 

Stile Cybertruck ma più piccola

La vettura in questione sarà disponibile in due tagli di batteria, da 77 kWh e da 90 kWh e  promette da 410 a 480 km di autonomia, la versione con la batteria più piccola è configurabile in due diversi allestimenti, Luxury ed Elite mentre quella più grande offre anche la variante Premium.

Per il resto delle caratteristiche l’auto arriva anche con cerchi in lega da 18 pollici con coperture Aero, tetto panoramico, portiere posteriori scorrevoli elettricamente con maniglie a scomparsa, pad per la ricarica wireless del telefono e l’Intelligent Driving Assistance System di Maxus, una suite completa di ADAS attivi e passivi.

L’auto vanta delle dimensioni decisamente generose, con un design che ricorda vagamente Cybertruck di Tesla ma con dimensioni inferiori con i suoi 4,90 metri di lunghezza

.

Il gruppo Maxus dunque aggiunge un’altra auto alla sua flotta che si compone di veicoli sia commerciali che passeggeri, attivi in tantissime nazioni europee ed orientali, Italia compresa, per chi non lo sapesse infatti l’azienda fa parte del grande gruppo cinese SAIC, segnale questo dunque che l’espansione cinese nel resto del mercato continua a progredire senza dare segni di rallentamento, cosa che da sempre spaventa il mercato europeo e le aziende che lo compongono.

La dipendenza europea dall’oriente sta diventando infatti sempre più accentuata, gran parte delle batterie per le vetture EV infatti arrivano dal Giappone e dalla Cina che, ora, stanno iniziando anche a produrre automobili di livello a prezzi bassi che in Europa potremmo vedere solo tra anni ed anni, cosa che risulta scomoda alle grandi realtà del vecchio continente.

Condividi
Pubblicato da
Eduardo Bleve