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La vita di un soldato americano con una pallottola nel cervello

Jacob Miller, il veterano della guerra civile americana che ha vissuto con un proiettile nel cervello per oltre 30 anni

La guerra porta numerose atrocità insieme a lei, e sono molti gli invalidi che lascia dietro di sé al suo passaggio. Le loro storie si intrecciano con quella della storia dell’umanità e sono spesso vittime dimenticate della brutalità dell’uomo e delle sue invenzioni belliche. Ma pochi hanno vissuto una storia tanto straordinaria quanto quella di Jacob Miller, un veterano della Guerra Civile Americana.

 

La strana storia del soldato col proiettile nel cervello

Durante la cruenta battaglia di Chickamauga nel settembre del 1863, Miller fu colpito in piena fronte da un proiettile vagante, che penetrò il suo cervello, devastando i lobi frontali e creando un visibile foro poco sopra l’arcata sopracciliare. Il fatto che sia sopravvissuto a un tale incidente è stato sin da subito considerato un miracolo, soprattutto tenendo conto dell’epoca in cui viveva, nella quale la medicina era ancora molto sperimentale. Miller invece si riprese, seppur gradualmente, recuperando persino parte delle funzioni nervose che erano state precedentemente compromesse.

La presenza del proiettile rimasto incastrato nel cervello di Miller permise ai medici di studiare il suo caso in modo approfondito. Il foro sulla sua fronte divenne oggetto di curiosità per i primi neurologi americani, permettendo loro di osservare le pulsazioni del suo cervello mentre pensava.

Egli visse con questa condizione per oltre 30 anni, finché nel 1894 iniziò a provare prurito alla testa. Gli esami rivelarono che il proiettile, arrugginito nel tempo, si era frammentato e i pezzi si erano staccati da soli alcuni giorni dopo.

 

Finita una guerra ne comincia sempre un’altra

Nel 1911, Miller raccontò la sua disavventura ad alcune riviste locali, narrando gli anni di sofferenza causati dalla guerra di secessione. Raccontò di come durante la battaglia egli venne inizialmente considerato morto dai suoi compagni e abbandonato sul campo, fino a quando non fu scoperto ancora vivo e soccorso. Sebbene abbia scampato il pericolo di morte, Miller dovette affrontare per il resto della sua vita fortissimi dolori alla testa, momenti di follia, svenimenti e allucinazioni come conseguenza dell’incidente. Ma con il tempo il suo cervello sembrò essere in grado di compensare alcune delle funzioni perdute, suggerendo ai medici la possibilità di una sorta di un possibile passaggio di funzioni nervose dall’emisfero all’altro.

Jacob Miller morì nel gennaio del 1917, all’età di 88 anni, in tempo per assistere all’inizio della Prima Guerra Mondiale, un evento bellico di proporzioni enormi che prima sarebbe stato addirittura impensabile da concepire. La sua storia è un esempio di come, nonostante tutto, l’uomo sia capace di sopravvivere alle avversità che la vita gli pone davanti.

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Pubblicato da
Margherita Zichella