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Il libero arbitrio non esiste secondo la scienza: ecco perché

Il concetto di libero arbitrio ha da sempre affascinato l’umanità, alimentando dibattiti filosofici che ora si intrecciano con le effettuate dalla ricerca moderna. Recentemente, il neurobiologo di Stanford, Robert Sapolsky, ha proposto un’idea provocatoria nel suo libro “Determined: A Science of Life Without Free Will”, sostenendo che la scienza potrebbe dimostrare l’inesistenza del libero arbitrio.

Sapolsky pone l’attenzione su una visione deterministica, suggerendo che le nostre azioni sono il risultato di una serie di fattori esterni al nostro controllo. Tuttavia, questa prospettiva non è unanimemente accettata, come dimostrano le statistiche che mostrano solo l’11% dei filosofi che condividono la sua visione.

La scienza da che parte si pone?

Il 60% dei filosofi, noti come “compatibilisti”, sostengono che il determinismo sia compatibile con il libero arbitrio e la responsabilità morale. Per loro, la determinazione delle azioni non implica la completa mancanza di libero arbitrio. Si basano sull’idea che, nonostante vari fattori influenzino effettivamente le nostre decisioni, possediamo ancora una forma di libertà. La questione si complica ulteriormente quando si considerano le sfaccettature filosofiche. Ad esempio, Sapolsky sembra trascurare l’importanza delle diverse interpretazioni del concetto di libero arbitrio. La sua visione si concentra principalmente sugli aspetti dati dalla scienza, tralasciando le complesse questioni che circondano questo concetto.

Il filosofo Daniel Dennett ha sollevato un interrogativo fondamentale: quale “varietà” di libero arbitrio è desiderabile e significativa nella nostra vita? La risposta a questa domanda va al di là della scienza e coinvolge riflessioni profonde sulla nostra comprensione della moralità e del senso della parola libertà. Il dibattito rimane aperto, un connubio affascinante tra la ricerca scientifica e le sfumature filosofiche che scolpiscono la nostra comprensione su chi siamo e su quali sono scelte che facciamo.

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Pubblicato da
Rossella Vitale