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Il fascino degli autostereogrammi: quando le immagini nascondono segreti

Come guardare gli autostereogrammi con occhi nuovi

Le immagini chiamate autostereogrammi sono un vero e proprio tuffo nell’universo dell’illusione ottica. Queste apparenze ordinarie celano scenari tridimensionali che si rivelano solo attraverso una particolare tecnica di osservazione. La loro magia risiede nella capacità di ingannare il cervello, creando un’illusione di profondità e spazio dove, in realtà, sembrerebbe non esserci.

L’origine di questa tecnica affascinante risale addirittura al lontano 1838, quando Charles Wheatstone diede vita al primo esempio di stereoscopia, una percezione binoculare della profondità. Tuttavia, è solo con l’avvento dei computer che gli autostereogrammi hanno raggiunto la loro forma attuale, diventando strumenti affascinanti nel mondo dell’arte visiva.

 

Tra realtà e illusione: diverse forme di autostereogrammi

Queste immagini intriganti si avvalgono di pattern ripetuti che, quando osservati con una particolare divergenza degli occhi, rivelano forme e oggetti celati. Il cervello, maestro nell’unire due immagini leggermente diverse per creare una percezione tridimensionale, viene abilmente ingannato nel vedere un’immagine 3D in un semplice pattern 2D. Gli autostereogrammi possono assumere due forme principali: quelli con pattern ripetuti, come le celebri immagini “Magic Eye“, e quelli a punti casuali, dove minuscoli punti colorati si compongono per formare immagini nascoste.

Tra le tipologie più note troviamo i “Magic Eye“, autentici gioielli di illusione ottica che hanno conquistato la scena negli anni ’90. Ufficialmente chiamati col nome generico di “autostereogrammi”, questi capolavori visivi mirano a creare un’illusione tridimensionale da un’immagine bidimensionale

. Sebbene abbiano raggiunto l’apice della popolarità più di due decadi fa, gli stereogrammi sono rimasti strumenti di studio preziosi per gli scienziati, focalizzati sulla percezione della profondità.

Originariamente impiegati nello studio della percezione della profondità umana, questi autostereogrammi hanno permesso agli studiosi di esplorare il modo in cui gli occhi umani vedono immagini differenti, mentre il cervello le fonde in una singola e coerente percezione. La distanza media tra le pupille umane, di circa 66 millimetri, gioca un ruolo chiave, permettendo a ciascun occhio di catturare leggere variazioni nella scena.

 

Oltre la semplice visione c’è il loro contributo alla scienza

La tecnica di visione necessaria per apprezzare gli stereogrammi può essere sia “wall-eyed” (con gli occhi divergenti) sia “cross-eyed” (con gli occhi convergenti). La sfida sta nel focalizzare gli occhi in un modo differente rispetto alla percezione standard, rivelando così l’immagine nascosta. Questo processo, al di là dell’aspetto ludico, ha importanti implicazioni sia nel campo scientifico che in quello artistico

Gli autostereogrammi, oltre a offrirci momenti di intrattenimento visivo, sfidano la nostra percezione, sottolineando la complessità e la meraviglia del funzionamento coordinato del nostro cervello e dei nostri occhi. In un mondo sempre più dominato dalla tecnologia, queste opere d’arte visiva ci ricordano quanto sia affascinante il nostro universo sensoriale. Una vera celebrazione della sinergia tra scienza e creatività.

 

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Pubblicato da
Margherita Zichella