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Pronti a mangiare carne sintetica? Forse accadrà presto

L’idea della carne sintetica è nata per dare una svolta ecologica alla produzione e cercare di dare uno stop agli allevamenti intensivi. Ma pare che questa strategia non sia così ottimale come molti possono pensare.
Secondo uno studio dell’Università della California, infatti, produrre carne sintetizzata è molto più dannoso per l’ambiente rispetto al comune allevamento bovino. Il ciclo di vita della carne “coltivata” emette fino a 25 volte più anidride carbonica rispetto al manzo “classico”.
D’altra parte, in termini di qualità del terreno, di antibiotici, di costi ambientali per i nutrienti e acqua, la carne coltivata è sicuramente meno impattante. Tuttavia, i sistemi bovini attuali sono ancora molto più efficienti.

Cosa serve per migliorare la produzione di “Carne Sintetica”

Il passaggio ad una produzione di carne più sostenibile, richiede necessariamente un equilibrio tra tecnologia ed efficienza. Ma come nasce questo composto? La carne sintetica è ottenuta da cellule animali non specifiche
, le quali vengono indotte a formare tessuti consumabili.

Il processo ha però “due facce”: ci sono certamente dei vantaggi, ma il processo di produzione richiede grandi laboratori, energia intensiva e cura dei microrganismi nella cultura.

In pratica, per avviare un’effettiva “sostituzione”, i prossimi obiettivi dovranno concentrarsi sul perseguire un impatto ecologico meno costoso e più efficiente, così da creare anche una maggior competitività con l’allevamento tradizionale. Forse la soluzione potrebbe essere una riduzione dei processi di purificazione e un aumento della produttività. Sicuramente, in questo caso così particolare, l’innovazione tecnologica è fondamentale.

L’investimento delle aziende zootecniche in tecnologie più avanzate potrebbe essere una mossa decisiva: la carne sintetica potrebbe sì essere un’alternativa promettente, ma solo se si mettono in atto significativi cambiamenti tecnici.
E voi? La mangereste? Cosa ne pensate di questa alternativa da laboratorio?

 

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Pubblicato da
Rossella Vitale