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Intelligenza Artificiale e voce rubata: la controversia che coinvolge una nota doppiatrice. Ecco il mercato nascosto

Remie Michelle Clarke, una doppiatrice irlandese, ha scoperto che la sua voce è stata clonata e venduta per soli 27 dollari, senza ricevere alcun compenso. Questo è stato possibile grazie all’Intelligenza Artificiale. Clarke ha scoperto la sua voce clonata proprio su revoicer.com, una startup che offre voci sintetizzate per recitare messaggi pubblicitari o audiolibri.

Intelligenza Artificiale: la doppiatrice accusa Microsoft

La voce clonata è stata presentata con il nome di Olivia. Clarke si è infatti “riascoltata” mentre diceva frasi che non aveva mai pronunciato. D’altronde ai programmi di IA basta un file audio di pochi minuti per clonare la voce di qualcuno, anche se il risultato è una voce priva di vita. La protagonista dell’accaduto ha rivelato che tre anni fa aveva doppiato la voce di Bing per Microsoft

e che il contratto prevedeva la possibilità per terze parti di accedere ai suoi campioni vocali. Tuttavia, le tecnologie di allora non facevano immaginare che sarebbe stato possibile clonare la sua voce.

La scoperta di Clarke solleva una serie di questioni etiche e legali riguardanti l’uso dell’intelligenza artificiale. La clonazione della voce di una persona senza il suo consenso o senza una compensazione adeguata rappresenta una violazione della privacy e dei diritti dell’individuo. Inoltre, l’uso può portare a una serie di problemi, tra cui frodi, disinformazione e abusi.

Clarke sostiene che la tecnologia ha fatto un salto in avanti, mentre la giurisprudenza è rimasta indietro. Attualmente, la voce non è riconosciuta come un bene difendibile con il copyright, lasciando i doppiatori senza protezione legale.

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Pubblicato da
Melany Alteri