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Allucigenia, ecco com’era fatto il verme marino ormai estinto

La scoperta di questa nuova informazione ha permesso agli scienziati di comprendere meglio l’evoluzione degli animali marini durante il periodo del Cambriano. L’Allucigenia (correttamente chiamata Hallucigenia) è infatti considerato un esempio di una delle prime forme di vita marina ad avere una struttura completamente articolata, con occhi e bocca, che ha poi dato origine a molte altre specie marine.

Allucigenia: tutte le caratteristiche sull’animale marino

La scoperta di questa specie ha anche sollevato nuove domande su come questi animali si relazionavano con il loro ambiente. La posizione invertita delle zampe e dei tentacoli suggerisce che l’Hallucigenia potrebbe aver vissuto in ambienti sabbiosi o fangosi, dove si sarebbe dovuta proteggere dai predatori con le spine.

Gli scienziati che hanno scoperto per la prima volta l’Hallucigenia, un verme marino estinto che visse circa 508 milioni di anni fa, si sono trovati di fronte a un problema: non riuscivano a distinguere la parte anteriore da quella posteriore dell’animale. Nel 1977, il paleontologo britannico Simon Conway Morris

aveva descritto l’Hallucigenia come un essere con sette paia di zampe che sporgevano verso il basso e sette paia di tentacoli con la punta rivolta verso l’alto. Tuttavia, successivamente gli esperti hanno scoperto che quelle che Morris aveva descritto come zampe erano in realtà spine appuntite, mentre i “tentacoli” erano le gambe dell’Hallucigenia.

Questo esemplare apparteneva al gruppo degli panartropodi ed era grande quanto un dito. Successivamente, gli scienziati hanno scoperto che si trattava dell’antenato di diversi gruppi di organismi viventi, tra cui i vermi di velluto, i tardigradi e gli artropodi. 

Ma insomma, qual era la testa? Gli scienziati hanno utilizzato la microscopia per scoprire che si trovava sull’estremità più lunga del corpo, poiché vi era una bocca e due occhi. Dunque, questa scoperta oggi ci ricorda l’importanza di continuare a esplorare e studiare i nostri oceani, poiché potrebbero esserci ancora molte specie sconosciute da scoprire.

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Pubblicato da
Melany Alteri