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Tesla nei guai: capacità ridotta delle batterie e tempi di ricarica più alti

Sono due i più grandi ostacoli per l’adozione di massa delle auto elettriche, l’autonomia garantita delle batterie e i tempi di ricarica delle stesse. La tecnologia in merito migliora ogni anno, ma la differenza con gli altri modelli di auto è notevole. Tesla è tra le compagnie che mira a colmare al massimo questa mancanza e in parte ci sta riuscendo, ma potrebbe avere esagerato nell’ammettere di quanto ci sono riusciti.

Tesla è finita in tribunale in Norvegia in una causa collettiva partita da alcuni proprietari dei modelli del marchio. Il motivo dietro alla causa risiede nell’apparente capacità ridotta delle batterie rispetto quanto dichiarato e una velocità più bassa della ricarica proprio delle batterie. Attualmente la decisione della corte è stata di pagare 16.000 dollari a testa, ma potrebbe essere solo l’inizio.

 

Tesla e i guai con le batterie

Il problema più grande sulle batterie sembra essere sorto dopo un aggiornamento software del 2019 che ha portato alla perdita di quasi 50 chilometri di autonomia, fin troppo considerando la capacità massima soprattutto perché non riguarda modelli recenti, ma alcuni dei più vecchi di Tesla e che quindi hanno già un’autonomia di base più ridotte. A questo si aggiunge un problema alla ricarica che risulta essere più lunga del previsto.

Tesla non ha ancora capito il motivo dietro tutto questo e come è facile ipotizzare i proprietari delle auto coinvolte, la maggior parte prodotte tra il 2013 e il 2015, si sentono abbastanza abbandonati e sconfortati. Al momento la causa ha interessato 30 di questi, ma ce ne sono almeno 10.000 in Norvegia quindi la causa potrebbe guadagnare proporzioni enormi.

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Pubblicato da
Giacomo Ampollini