Una delle più grosse piaghe da combattere per le aziende di informatica e per le aziende in generale sono gli attacchi hacker, nel dettaglio gli attacchi ransomware, una tipologia di attacco informatico che prevede la violazione di un sistema da parte di un gruppo hacker ben attrezzato e che porta poi alla criptazione dei file di importanza per l’azienda vittima, i quali finiscono così con l’essere presi in ostaggio e a cui segue poi una richiesta di riscatto da pagare per ottenere le chiave di decifrazione per poter decriptare i file attaccati.

A quanto pare ora è toccato a Toshiba, la quale ha subito un attacco hacker da parte di DarkSide, un’organizzazione di hackers che è riuscita a infiltrarsi nei server di Toshiba e a crittografare la bellezza di 740Gb di file sensibili dell’azienda.

 

Non solo Toshiba

Inizialmente Toshiba aveva dichiarato di aver perso una quantità di dati ridotti, che si sono rivelati essere però ben 740Gb, non proprio pochi, i quali vengono dati però per persi da parte dell’azienda, la quale non è intenzionata a pagare nessun riscatto a DarkSide, a differenza invece di quanto fece Colonial Pipeline, l’oleodotto che subì un attacco ransomware che ha messo in crisi il rifornimento di carburante della costa est degli Stati Uniti.

I casi di attacco ransomware di questo tipo sono aumentati esponenzialmente nell’ultimo anno a causa dello smart working, i vari dipendenti infatti accedendo da casa sulle piattaforme di lavoro, hanno aumentato il rischio a cui si sono esposte le aziende, un dettaglio che effettivamente sta diventando più evidente, a dimostrarlo proprio questi casi di attacco con richiesta di riscatto.