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Stando alle indiscrezioni trapelate in rete, Acer è stata colpita dalla richiesta di riscatto più elevata che la storia del crimine informatico abbiamo mai visto, parliamo den 50 milioni di dollari, richiesti per decriptare dei file rubati all’azienda ed eliminarne le copie effettuate.

Il gruppo ritenuto artefice e accusato dell’attacco si chiama REvil, il quale tra l’altro ha avuto la cortesia di offrire uno sconto del 20% se il pagamento fosse stato effettuato entro lo scorso mercoledì.

Gli hacker poi si sono fatti sfuggire un consiglio alquanto criptico ma mirato, hanno infatti invitato a non far ripetere quanto accaduto con SolarWinds, probabilmente facendo riferimento ad un gruppo hacker che qualche mese fa ha fatto breccia nei sistemi governativi americani grazie ad una falla di sicurezza in un aggiornamento corrotto del software Orion, distribuito proprio dalla compagnia SolarWinds.

La risposta

Acer ha ovviamente rilasciato una risposta ufficiale in merito, restando il più vaga possibile forse in virtù delle indagini in corso, eccola testualmente:

Acer monitora costantemente i propri sistemi IT, e si difende adeguatamente dalla maggior parte degli attacchi hacker. Aziende come la nostra sono costantemente sotto attacco, e di recente abbiamo segnalato delle situazioni anormali alle forze dell’ordine e alle autorità competenti nel campo della protezione dati in diversi paesi.

Il portavoce di Acer non cita dunque nessun attacco ransomware o riscatto, forse per motivi di sicurezza in quanto le indagini sono ancora in corso e ovviamente Acer sta offrendo tutta la collaborazione possibile, la quale passa ovviamente dal non far trapelare notizie e dettagli.