Il sistema Bitcoin nelle ultime settimane ha assistito alla formazione della sua prima crepa, la quale tra l’altro ha fatto segnare un calo del valore al cambio davvero imponente, la cripto infatti per la prima volta dopo mesi è scesa al di sotto dei 40.000 dollari di valore, un record negativo segnato da due elementi principali che prendono il nome di Elonk Musk e di inquinamento, di cui il primo ha sottolineato il secondo.

Secondo Elon Musk i Bitcoin inquinano troppo a causa della loro stessa natura, mantenere attiva e funzionante la blockchain sul modello di lavoro proof-of-work richiede tanta forse troppa potenza, cosa che si traduce in consumi di corrente talmente mostruosi che si teme di fare il passo più lungo della gamba, ecco dunque perchè il patron di Tesla non ci ha pensato due volte a rimuovere Bitcoin dal metodo di pagamento delle sue autovetture.

 

Inquinamento e Bitcoin

Quindi in dati tangibili quanto inquinano i Bitcoin ? Gli ultimi dati arrivano dall’Università di Cambridge e dall’International Energy Agency, le quali hanno stimato un consumo di corrente legato all’intera rete di mining per la validazione delle transazioni pari a circa 120 terawattora all’anno, l’equivalente di una media nazione, con la stima che negli ultimi anni tale valore possa essere giunto fino a circa 147,8, un dato a dir poco mostruoso, che si tradurrebbe nell’emissione di un quantitativo tra le 22 e le 22,9 tonnellate in un anno di anidride carbonica, l’equivalente delle emissioni dello Sri Lanka, valore che tra l’altro potrebbe essere considerato doppio se sommato a tutte le altre criptovalute.

Tutto ciò ovviamente apre ad un dibattito molto importante, dal momento che il valore della moneta decentralizzata è indiscutibile, ma, se posto di fronte a quello dell’equilibrio del nostro ecosistema, diventa nullo a dir poco, cosa che Elon Musk ha immediatamente riconosciuto mollando interamente la moneta.