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Zoom and Co: uno studio mostra la stanchezza delle call per le donne

scritto da Gilda Fabiano 27/04/2021 0 commenti 2 Minuti lettura
affaticamento-zoom-donne
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ZEF, Zoom Exhaustion and Fatigue è il nome di una scala, un parametro. Sulla base di esso un gruppo di ricercatori dell’Università di Stanford, insieme all’Università di Göteborg ha studiato un fenomeno chiamato “affaticamento da Zoom“. Per quanto coinvolga tutti gli individui che ne fanno uso, sembra che questo problema colpisca maggiormente le donne. Vediamo perché.

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Affaticamento da Zoom, per quale motivo colpisce maggiormente le donne

L’emergenza sanitaria ha obbligato molte persone a sostituire le interazioni dal vivo con quelle in videochiamata, specialmente per ragioni lavorative. Ma il tipo di affaticamento che si prova nei due tipi di interazioni è molto diverso e per questa ragione è stata condotta una ricerca che troverete a questo link.

I ricercatori delle Università di Stanford e Göteborg hanno studiato un campione di 10.591 persone e hanno potuto rilevare che gli effetti di spossatezza derivanti dall’utilizzo di Zoom e di simili piattaforme, si riscontra maggiormente sulle donne. Le ragioni sono molteplici: statisticamente le donne trascorrono più tempo a partecipare a videocall rispetto agli uomini. Inoltre le pause tra una chiamata e l’altra per loro sono più brevi, pertanto lo stacco è inferiore. La sensazione di essere intrappolate in un blocco per poter rimanere nell’inquadratura, crea insieme all’effetto “specchio“ una perenne sensazione di ansia, soprattutto nelle donne.

Cos’è l’effetto specchio? In molte call è possibile vedere costantemente la propria immagine. È come trovarsi costantemente davanti a uno specchio, si finisce con l’essere perennemente autocritici verso sé stessi, uno stress emotivo non indifferente, perpetrato per ore, ogni giorno, tutti i mesi. A questo si aggiunge il disagio di sentirsi costantemente osservati.

I ricercatori hanno preparato una serie di domande in grado di identificare cinque diversi tipi di affaticamento da Zoom, che sono i seguenti:

  • Generale (la semplice stanchezza, anche fisica)
  • Sociale (ovvero l’esigenza di rimanere da soli)
  • Emotivo (quando subentra un senso di sopraffazione)
  • Visivo (bruciore agli occhi, fastidio per lo schermo)
  • Motivazionale (perdita di interesse nell’iniziare nuove attività)

In tutti e cinque i casi, sono state principalmente le donne a subire maggiormente questo genere di affaticamento. La fetta di persone che ha riscontrato tutti e cinque i problemi equivale al 6% per gli uomini e il 14% per le donne, oltre il doppio.

Non sono state ancora fornite delle spiegazioni specifiche sulle ragioni di questa differenza, ma le ipotesi sono molte. Prima di tutto bisogna considerare il diverso carico di responsabilità attribuito socialmente alle donne nell’assistenza all’infanzia, la quale causa indubbiamente uno stress non indifferente, specialmente in DAD. A influire inoltre, potrebbero essere le maggiori difficoltà economiche e una considerevole conflittualità con il proprio corpo, fenomeno che statisticamente è meno presente negli uomini.

In conclusione qual è la soluzione al problema? Il consiglio che viene dato è principalmente quello di sostituire alle videochiamate, laddove possibile, delle semplici telefonate senza utilizzo di webcam. Avete poi presente quella tipica frase che si sente dire spesso: “Questa riunione di due ore avrebbe potuto essere una semplice e-mail“? Ecco, prendiamo esempio!

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Gilda Fabiano
Gilda Fabiano

Mi chiamo Gilda Fabiano e sono nata all'inizio degli anni 90, decade che ha condizionato interamente la mia vita. Amo infatti la musica di quel periodo, dal grunge al pop, alla discutibilissima musica disco. Amo gli horror di ogni genere e sin da molto piccola ho iniziato a scrivere. Dapprima storie fantastiche e naturalmente horror, poi poesie, filastrocche, per arrivare ai fumetti. Amo cantare e sono passata a lungo anche attraverso la musica, soprattutto il jazz, ma anche questo influenza da sempre la mia scrittura. Ho iniziato ad apprezzare e scrivere articoli al liceo, quando per un progetto con la scuola, ho portato l'inchiesta sul fosforo bianco a Falluja, con il grandissimo aiuto di Sigfrido Ranucci. Nel 2017 ho deciso di avviarmi alla carriera di sceneggiatrice (per fumetti e non) iscrivendomi alla Scuola Internazionale di Comics di Roma. Durante questo percorso ho intrapreso diverse collaborazioni come articolista e recensore per riviste come Città Nuova, rivista online e cartacea di Roma, e il blog di recensioni cinematografiche chiamato Spoilers & PopCorn,. Oltre a collaborazioni come soggettista e ghost writer per diverse aziende ho anche pubblicato una storia breve a fumetti per la giovane casa editrice Bugs Comics. Continuo a scrivere poesie e racconti e da poco ho intrapreso la collaborazione con Tecnoandroid, di cui sono entusiasta!

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