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Prima di parlarvi di Pietro Castellitto (figlio di Sergio), è necessario un breve riassunto. Qualche tempo fa abbiamo parlato di come i social possano essere utilizzati dai vip per diffondere messaggi positivi, inducendo altre persone a informarsi e porsi maggiori domande. Lo abbiamo fatto in particolare portando come esempio Aurora Ramazzotti e la sua denuncia circa il catcalling. Purtroppo questa cosa però, può avvenire anche all’inverso. Accade quando una persona seguita da molti, non è ben consapevole di cosa stia dicendo e non è bene informata. Veniamo quindi ai fatti relativi a Castellitto Jr.

Pietro Castellitto, la disinformazione e le dichiarazioni superficiali

Nell’intervista pubblicata sul Corriere della Sera, l’attore ha rilasciato una infelice dichiarazione.

Penso ai milioni incassati dagli studi legali attraverso il monumento all’ipocrisia del #MeToo, battaglia sacrosanta, ma se Kevin Spacey mi mette la mano sulla coscia gliela sposto, non gli rovino la vita chiedendo pure i soldi; io vedo la volontà di potenza che sfrutta questa crociata morale per ingrassarsi, sto parlando come amante di Nietzsche, che studiai a Filosofia. Ho anche compiuto un viaggio in Germania sulle sue tracce, ho dormito nella casa museo dove ha ideato Zarathustra…

È necessario premettere che l’intervista non fosse assolutamente incentrata sul Me Too ma sulla carriera di Castellitto Jr. Le domande si riferivano ai suoi ultimi lavori, tra cui la sua interpretazione di Totti e la sua regia nel film “I predatori”. Pertanto questo commento già abbastanza fuori luogo, è nato in toto di sua sponte.

Esistono moltissimi aspetti errati in ciò che Pietro Castellitto ha affermato riguardo al Me Too e si presuppone che un individuo che nella stessa intervista si dichiara un estimatore del pensiero di Nietzsche, dovrebbe essere colto a sufficienza da essere anche informato. Non è ciò che traspare dalle sue parole. Anche presumendo che il Me Too sia un movimento finalizzato a lucrare a detrimento degli uomini accusati di molestia, abuso o violenza (affermazione che di per sé suona contraddittoria), Castellitto ha decisamente mal argomentato le sue ragioni. Accusa infatti proprio il movimento del Me Too di aver “rovinato la vita” di Kevin Spacey.

Il movimento Me Too nasce dalle donne, le quali denunciano il grave problema delle molestie sul lavoro che affligge non sono la società americana, ma quella mondiale. Il problema che consegue una molestia di questo tipo, non è solamente il fastidio di ricevere delle avance non richieste, ma le conseguenze successive a un eventuale rifiuto.

Citando Kevin Spacey, il nostro appassionato di filosofia compie un sostanziale errore, in quanto l’attore americano non è mai stato accusato da una donna, ma da attori di sesso maschile. Come se non bastasse, all’epoca dei fatti di cui Spacey è accusato, le vittime erano addirittura minorenni. È chiaro che le molestie sulle donne e la violenza su minori siano entrambi problemi estremamente gravi. È chiaro anche che il movimento Me Too abbia dei principi che abbracciano anche la lotta contro la violenza su minori. Specialmente se questa avviene in uno spazio lavorativo. Senza il Me Too probabilmente quei ragazzi non avrebbero mai trovato il coraggio di denunciare Spacey, ma la sua affermazione rimane inesatta. Con questa dichiarazione pertanto, Pietro Castellitto mostra una notevole disinformazione sulla natura del movimento.

Ma non è tutto. Basandosi sulle parole da lui pronunciate, per evitare le molestie, sarebbe sufficiente spostare la mano del molestatore dalla propria coscia. Presumiamo in buona fede che Pietro non sia mai stato né vittima, né molestatore. È chiaro che la sua affermazione sia frutto di una ingenua visione del mondo e probabilmente del settore artistico di cui egli stesso è parte integrante.

Quello che il nostro amante di Nietzsche ignora, è ben più complesso di come viene disegnato dalle sue parole. Per prima cosa, subire una molestia può essere profondamente traumatico. Non sempre la volontà e la reazione corrispondono, e le motivazioni possono essere molteplici, nessuna di queste può essere giudicata dall’esterno. Non meno importante però, è la superficialità con cui Castellitto Jr non abbia considerato gli effetti di un eventuale rifiuto delle avance. Spostare via la mano di un datore di lavoro dalla propria coscia, nella maggior parte dei casi implica firmare la propria condanna a morte sul lavoro. Una donna spesso di trova in estrema difficoltà a rifiutare questi approcci con il timore di non poter più lavorare poi. E non si tratta di un timore infondato, è proprio su questi principi che il movimento Me Too si basa.

Quando più avanti nell’intervista, Castellitto afferma che il dramma dei raccomandati non gli appartiene, forse si contraddice. Le sue affermazioni, infatti, non sono altro che delle supposizioni nate dalla sua esperienza, o per meglio dire, dalla sua non esperienza di cosa significhi subire una molestia. In poche parole, Pietro non sa come funzioni, lo presume. Rimane anche un mistero il suo collegamento con Nietzsche, che senza una sua precisa spiegazione, ci sfugge, ma questa è un’altra storia.

Proviamo per un momento ad assumere il suo stesso atteggiamento. Così facendo potremmo affermare che il figlio di un noto attore che già in giovane età sia diventato a sua volta famoso (debuttando inoltre proprio in un film di suo padre) non abbia dovuto affrontare poi tante difficoltà nel fare carriera. Potremmo inoltre supporre che, in quanto uomo, abbia avuto la fortuna e il privilegio di non dover subire quel genere di molestie, e siamo contenti per lui.

Tuttavia la mancanza di esperienza non giustifica la mancanza di informazione. Meno che mai laddove un personaggio famoso sente la libertà di esprimere le proprie opinioni su dei fatti. È evidente che Pietro Castellitto non fosse abbastanza informato su cosa significhi per una donna doversi difendere dai predatori. Il che è ironico, se pensiamo al titolo del suo nuovo film. Forse, oltre allo studio di Nietzsche, avrebbe fatto bene a leggere qualche nozione in più sul movimento che tanto accusa di ingiustizie, prima di esprimersi.