La variante inglese del Covid, detta anche B.1.1.7 nel linguaggio più tecnico, ha visto la sua comparsa già diversi mesi fa. Nel giro di pochissimo tempo, però, la prevalenza di questa variante è divenuta schiacciante rispetto al virus wild type (la sua conformazione di partenza).

La presenza di mutazioni del virus nel mondo è già stata ampiamente documentata, e ve ne sono migliaia che non rappresentano oggetto di studi in quanto non clinicamente rilevanti. Cosa vuol dire? Che la maggior parte delle varianti non porta il paziente ad avere sintomi di entità più grave, e pertanto non risultano di interesse clinico per la cura del paziente.

Lo stesso non si può dire delle varianti inglese, sudafricana e brasiliana. Arrivando a chiedersi se il vaccino risulterà sufficiente a combatterle.

Intanto in Italia già da metà marzo la variante inglese rappresenta la mutazione del virus maggiormente riscontrata al momento dei tamponi: quasi il 90% degli infetti risulta esser stato contagiato da questa variante. Ciò che preoccupa maggiormente, però, è l’incidenza superiore dei sintomi nei pazienti che hanno contratto questa mutazione dell’infezione, rendendo il quadro clinico dei soggetti aventi la variante B.1.1.7 più critico rispetto agli altri infetti.

Covid, la variante inglese si presenta con nuovi sintomi: ecco come riconoscerla

Sulla base di uno studio condotto su un campione di 3500 soggetti infetti, è risultata una maggiore incidenza di alcuni sintomi rispetto alla variante di partenza, nonché la comparsa di nuovi sintomi precedentemente non associati in maniera diretta e univoca all’infezione da Covid.

Dal risultato dello studio è emerso che:

  • il 35% dei pazienti ha riferito tosse, mentre per il ceppo iniziale si parlava del 28%;
  • il 32% dei pazienti ha manifestato affaticamento, mentre solo il 29% di chi ha contratto il wild type riferiva questo sintomo;
  • il 25% dei pazienti ha percepito dolori muscolari e articolari, a fronte del precedente 21%;
  • il 21,8% dei pazienti ha avuto anche mal di gola, contro il19% nel wild type.

A questi sintomi, però, se ne sono aggiunti di nuovi piuttosto “atipici” rispetto all’infezione di partenza. In particolare, questi sintomi includono debolezza e spossatezza (sintomi riscontrati nella maggior parte dei pazienti positivi alla mutazione), nonché anche problemi di natura neurologica come vertigini e malessere generalizzato, talvolta associati anche a nausea.

VIABBC