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Una delle teorie andate per la maggiore nel primo periodo della pandemia dipingeva il virus come un esperimento di laboratorio poi finito per diffondersi a Wuhan. Il dilagare dell’epidemia sarebbe quindi iniziato in questo modo, secondo chi reputava – senza alcuna prova a sostegno, ma anzi tante smentite – che il SARS-CoV-2 non provenisse dai pipistrelli, come riportato nella versione ufficiale, ma fosse stato confezionato ad hoc.

Nelle scorse settimane, però, una delegazione di scienziati inviati dall’OMS si è recata in Cina, proprio nell’epicentro della pandemia, per trovare indizi o segni che diradassero i dubbi sull’origine del Coronavirus in questione. Va detto che è sicuramente complesso cercare risposte ad una distanza temporale così ampia quale lo è quella intercorsa tra l’outbreak del contagio e questa missione diplomatica, ma è pur sempre un valido punto di partenza.

Covid, cos’hanno scoperto gli scienziati in missione a Wuhan sulle sue origini

Il team dell’OMS, guidato da Peter Ben Embarek, ha posto come primo punto l’assenza di prove che il virus sia “fuggito” dai laboratori di Wuhan. Il rifiuto di questa teoria è categorico, poiché basata su congetture del tutto infondate su cui non vi è alcuna conferma oggettiva.

Ciò non toglie che il gruppo abbia avuto accesso a dati che “nessuno aveva mai ottenuto sinora”, come raccontava ai microfoni di Skynews uno degli scienziati in missione. Il confronto più importante lo si è avuto con Shi Zhengli, la “bat-woman” – come è stata ribattezzata per i suoi studi sui pipistrelli, venendo anche insignita di diversi riconoscimenti.

La missione è terminata già da qualche giorno, e gli scienziati stanno ora provvedendo a redigere un report per presentare i risultati della propria visita diplomatica in forma ufficiale, fornendo quindi indicazioni più precise e puntuali nonché teorie ben più circostanziate grazie alla raccolta di prove sul Covid.