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Google Stadia: il fallimento del progetto spiegato da alcuni dipendenti

Per mettere le cose in chiaro, fallimento fino a questo momento, ma non vuole che Google abbia abbandonato il progetto. Stadia presenta attualmente diversi problemi e alcuni dipendenti della compagnia, rimanendo anonimi, hanno spiegato il perché di tutto questo. Hanno fatto un po’ di luce su forse il più grande spreco di soldi della società statunitense fino ad ora.

Di problemi in realtà ce ne sono diversi, ma per gli insiders il principale è uno solo. Google si ha investo milioni di dollari nel cercare di sviluppare giochi originali per Stadia non per vendere proprio i giochi, ma per vendere abbonamenti, una soluzione che non è andata per niente bene.

Google non è entrata nella mentalità giusta dell’industria videoludica. Creare videogiochi, soprattutto partendo dal nulla, non è semplice. Oltre che a buttare soldi a pacchi e a creare letteralmente centinaia e centinaia di posizioni di lavoro, andando anche ad assumere personaggio di spicco nella suddetta industria, non ha poi fornito un luogo di lavoro favorevole, soprattutto a livello creativo.

La creazioni di giochi originali per spingere vendite ha sostanzialmente fallito. Le parole di una delle fonti che ha parlato con Wired: “Google è davvero un business di ingegneria e tecnologia. La creazione di contenuti richiede tipi di ruoli che in genere non esistono in Google.”

 

Google Stadia: un fallimento, ma che continua ad andare

Oltre a questo, Stadia ha avuto altri problemi da non ignorare. Per cominciare, o a livello di marketing qualcosa non ha funzionato o i consumatori non hanno capito. All’inizio si pensava che Google stava proponendo un servizio di cloud gaming un po’ simile a Netflix a livello di contenuti. Un grande parco titoli con giochi grandi e piccoli, tripla A e indie, e con un riciclo continuo inteso come nuove entrate e uscita di altre. In realtà non è così. I giochi presenti non sono tantissimi e molti di quelli più attesi non ci sono.

Un altro problema è la partenza con il botto voluta da Google. L’approccio tipico di quest’ultima è di partire piano, con numerosissime beta e prove che servono per determinare se un servizio funziona. Una volta che hanno appurato il necessario, ecco che viene rilasciato. Con Stadia hanno subito puntato in alto assicurando una rivoluzione nel campo del gaming che poi non è arrivata.

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Pubblicato da
Giacomo Ampollini