paziente 1

All’inizio della attuale pandemia da COVID-19 abbiamo sentito avanzare numerose ipotesi riguardo chi fosse il paziente 1 nel nostro Paese ad aver contratto l’infezione dal nuovo coronavirus. Inizialmente, abbiamo sentito parlare dell’uomo di Codogno tornato da Wuhan che era andato a pranzo con un amico. Poi abbiamo sentito parlare di un bambino che aveva contratto l’infezione a Dicembre del 2019. Test e studi successivi hanno però dimostrato che questo tanto ricercato paziente 1 italiano in realtà era già stato contagiato nel mese di Novembre del 2019. Scopriamo dove il focolaio epidemico da COVID-19 ha avuto origine in Italia.

A dimostrarlo è uno studio pubblicato sulla pagine della rivista British Journal of Dermatology. La ricerca in questione riporta la firma di un team di ricercatori dell’Università Statale di Milano, dello Ieo e del Centro Diagnostico Italiano. La scoperta del paziente 1 italiano con COVID-19 ha avuto luogo in seguito a degli esami eseguiti su una biopsia della pelle per una dermatosi atipica, precisamente il 10 Novembre 2019. Una donna del capoluogo lombardo ha eseguito questo intervento per cercare di capire a cosa fosse dovuta l’atipia delle sue lesioni cutanee.

Paziente 1: le sue lesioni cutanee mostrano la presenza di SARS-CoV-2

Dalle molteplici analisi eseguite sul frammento bioptico, gli scienziati italiani sono giunti ad una conclusione: quelle lesioni della cute erano dovute all’infezione da SARS-CoV-2. Ciò perché dopo le lunghe  e numerose analisi eseguite in questi mesi sui pazienti COVID-19, alcuni di questi presentavano lesioni alla cute. Così gli scienziati sono andati a ritroso nel tempo per capire se anche all’inizio della pandemia fosse possibile trovare qualcosa di simile. Così, sono giunti a questa donna milanese che, quasi fuori da ogni dubbio, potrebbe essere considerata il paziente 1 italiano con COVID-19.

Così riesaminando le biopsie cutanee di dermatosi atipiche per le quali non era stata formulata una diagnosi precisa nell’Ottobre 2019, essi hanno dimostrato che esistono casi di infezione da SARS-CoV-2 in cui l’unico segno di infezione è rappresentato da lesioni cutanee. E proprio questo è stato il caso della giovane donna milanese, il paziente 1 italiano, che presentava queste lesioni cutanee e soltanto un leggero mal di gola. Dalla sua biopsia, infatti, è emersa la presenza dell’RNA del nuovo coronavirus, segno inconfutabile della sua presenza. Si tratta dunque del caso documentato a livello scientifico più antico della presenza adi SARS-CoV-2. Ma, è molto probabile che andando indietro nel tempo si possano trovare campioni positivi al SARS-CoV-2 risalenti anche a periodi antecedenti a Novembre 2019.