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Guarita da un mese si riammala di Covid, ecco cosa sta succedendo

La pandemia di Coronavirus che così pesantemente ha colpito l’Italia così come il resto del mondo diciamocelo, ha sconvolto pesantemente le realtà giornaliere di ognuno di noi, spostando l’attenzione globale verso la ricerca sia di un trattamento dei sintomi efficace sia di un vaccino in grado di stimolare un’immunità adeguata a difendere la popolazione, con l’ultimo arrivato da parte di Pfizer-BioNTech che sembra promettere bene.

Ovviamente però sappiamo bene che con i virus la situazione non è poi così semplicemente riconducibile ad un vaccino=risoluzione del problema, infatti la paura di tutti, nonchè anche grande tema di discussione della community scientifica è la probabilità o rischio che il virus possa andare incontro a mutazione, cosa che che renderebbe inefficace il vaccino così atteso e desiderato sostanzialmente dal mondo intero.

A destare grande scalpore è stato il caso di una paziente di 25 anni di Roma che, dopo essersi ammalata con ottima guarigione, ha sperimentato nuovamente la patologia, cosa che ha aperto a numerosi dibattiti e domande, si tratta di una ricaduta legata allo stesso virus ? Oppure si tratta di un’infezione da parte di un ceppo mutato del virus stesso ? Vediamo insieme quanto accaduto.

Dopo un mese dalla guarigione i nuovi sintomi

“Ho iniziato a stare poco bene a metà ottobre – racconta la giovane – ma il primo tampone rapido il 13 ottobre era negativo. Dato che continuavo a stare male ho fatto un secondo tampone molecolare al drive-in di Fiumicino il 20 ottobre ed è risultato positivo”

Ovviamente i sintomi erano i classici legati al covid-19, algie muscolari disseminate unite a perdita di gusto e difficoltà respiratorie, il tutto però non in misura così grave da dover incorrere all’ospedalizzazione e con sopraggiunta risoluzione con guarigione della paziente.

Il 30 Ottobre la ragazza si è poi sottoposta a tampone molecolare che ha dato esito negativo (Con secondo tampone negativo in data 13 novembre), tutto risolto dunque, all’apparenza perlomeno, se non fosse però poi che, in seguito a dei tamponi di controllo legati ad un focolaio scoperto sul posto di lavoro del padre, la ragazza è risultata nuovamente positiva, con febbre a 38 e mezzo e dolori muscolari.

Facciamo un po’ di analisi, la vicenda così come descritta non consente di decidere arbitrariamente se si tratti di re-infezione da parte di un ceppo mutato del virus oppure di una ricaduta legata allo stesso patogeno, un po’ come quando con l’influenza pensiamo di essere guariti salvo poi ritrovarci di nuovo a letto poco dopo, per poter discernere tra le due possibilità necessiteremmo di un’attenta analisi genetica sia sul genoma del virus che ha provocato la prima fase acuta, sia sul virus che ha causato la seconda, in modo da confrontare le varie sequenze di basi azotate e capire se qualcosa è davvero cambiata oppure si tratta dello stesso virus.

Con questi dati alla mano e visto l’arco ristretto di tempo che si è interposto tra una patologia e l’altra, viene spontaneo pensare comunque che si tratti più di una ricaduta legata ad una non completa guarigione dal primo evento acuto, un fatto tutto sommato dalle ombre positive, dal momento che un’eventuale infezione da parte di un ceppo mutato avrebbe aperto a numerosi dibattiti e dubbi.

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Pubblicato da
Eduardo Bleve