Il regime di tolleranza fiscale adottato sino ad ora ha vita breve, dato che dal prossimo 16 ottobre l’Agenzia delle Entrate tornerà ad esigere coercitivamente il pagamento delle cartelle esattoriali in sospeso.

Se per questi mesi il decreto Rilancio prima e il decreto Agosto poi hanno stabilito un periodo di tregua verso i contribuenti, allungando con il secondo i termini del blocco alle notifiche dei pagamenti (che inizialmente erano stati fissati al 31 agosto, per essere successivamente prorogati al 15 ottobre), ora il Fisco potrà tornare ad esigere che i conti vengano saldati con misure più drastiche.

Non sarà dunque più attivo il divieto di notifica per le cartelle esattoriali, che a partire dal giorno seguente potranno essere segnalate, e riprenderanno gli accertamenti esecutivi dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (che ha assunto in sé i compiti dell’ex Equitalia).

Pignoramenti e cartelle esattoriali, dal 15 ottobre il Fisco riprende a pieno regime

Tutta quella serie di provvedimenti che hanno limitato fortemente le attività del Fisco risulta dunque in scadenza. Fra appena 15 giorni i pignoramenti, le notifiche sulle cartelle esattoriali e i controlli riprenderanno a pieno regime senza sconti.

Si potranno pignorare i redditi fino ad un massimo del 20% rispetto al loro importo, gli stipendi in misura variabile a seconda del loro ammontare (pignorabile 1/5 dello stipendio se superiore ai 5000 euro mensili, 1/7 se compreso fra i 2500 e i 5000 mensili e non oltre 1/10 se al di sotto dei 2500 euro mensili).

Al contempo, anche il conto corrente potrà essere pignorato dal Fisco, per un importo massimo pari a 1.379,49 euro. La cifra non è casuale, e corrisponde alla parte eccedente il limite del triplo dell’importo dell’assegno sociale, che per il 2020 corrisponde a 459,83 euro.